Lettera aperta a Claudio Baglioni

Caro Claudio,

chi ti scrive è un tuo fan di vecchia data, deluso dall’ultimo corso della tua produzione artistica. Di artistico, a dire il vero, è rimasto ben poco, ormai.

Fatto sta che Beppe Grillo, ieri, ti ha dato del “mammaro”, e purtroppo devo dire che ha ragione. Grillo si lamenta del fatto che gli artisti italiani siano del tutto indifferenti alle quotidiane vergogne politiche che stanno stravolgendo i connotati del nostro Paese, e tira in ballo il tuo nome insieme a quelli di Jovannotti (definito “bamboccione”), Pino Daniele (”monnezzaro”), Vasco Rossi (”silenzioso”), De Gregori (”ex compagno”) e Iva Zanicchi (”Aquila di Arcore”).

Si può essere più o meno d’accordo con lui sul fatto che gli artisti debbano occuparsi di politica (personalmente penso che siano assolutamente liberi di farlo come di non farlo), ma una cosa è certa: le tue ultime produzioni discografiche sono assolutamente deludenti. Il tuo ultimo disco degno di nota è stato “Oltre”, che risale addirittura al 1990. Quello era un capolavoro, a dire il vero… Comunque dopo quel meraviglioso exploit i tuoi album successivi non hanno retto il confronto: “Io sono qui” e “Viaggiatore sulla coda del tempo” erano due dischi interessanti, ma riusciti a metà, mentre “Sono io, l’uomo della storia accanto” è stato una delusione totale, con solo un paio di canzoni degne di nota.

Ora, Beppe Grillo viene a dirti che sei un “mammaro”. Ha ragione. Che senso ha, oggi, celebrare i fasti di un disco come “Questo piccolo grande amore”, o produrre senza sosta nuove raccolte ufficiali o, ancora, un disco di canzoni degli anni Sessanta (“Quelli degli altri tutti qui”) interpretato con una infinita tristezza? Perché tutta questa attenzione al passato? Forse perché non ci sono nuove idee? Credo decisamente che sia così, anche perché tu stesso hai lamentato una mancanza di creatività in coincidenza con l’uscita di “Sono io”.

Dunque, perché non rispondere positivamente alla provocazione lanciata da Beppe Grillo? Perché non usare questo stimolo per riavvicinarti alla gente? Nei tuoi ultimi album hai parlato solo di te stesso (sono ven’anni, ormai). Penso che sia abbastanza. Vai nelle strade (se ne sei ancora capace), parla con le persone, ascolta i loro problemi. La società è cambiata rispetto a quando l’hai raccontata l’ultima volta, te ne sei accorto? Ascolta i disoccupati, schiacciati da questa pesante crisi. Parla con i laureati che lavorano per quattro soldi nei call centre, con gli insegnanti precarizzati, con chi ha perso una persona cara in un incidente sul lavoro. Vai a cercare chi vive a due passi dagli inceneritori, fatti raccontare la “monnezza” di Napoli e trasformala in poesia. Oppure: possibile che non vedi il razzismo che c’è in giro? Gli immigrati che arrivano in Italia e vengono accolti da leggi razziali (se non razziste) hanno probabilmente qualcosa da raccontare. Ascoltali e, finalmente, torna a produrre quelle grandi canzoni che sono certo sei ancora capace di scrivere.

Dopo aver parlato con la gente e preso appunti, ritirati in un casale, lontano da tutto e da tutti, e scrivi. Hai raccontato un mucchio di volte di aver scritto tutti i testi di “Questo piccolo grande amore” in una settimana, dopo la tua esperienza polacca. Allora facciamo così: vieni a trovarmi in Polonia (io sono emigrato a Varsavia, avrei anch’io una storia da raccontari…), ti offro un tè, e poi torni in Italia e scrivi l’album in una settimana.

Tuttavia, non so se ne saresti ancora capace. Forse il successo e la vita agiata hanno spento da molto tempo il fuoco dei tuoi vent’anni. Comunque, pensaci.

Con stima e con affetto.

Filippo Maria Caggiani

P.S. – Mi scuso con i lettori per il video deformato: evidentemente ho bisogno di fare ancora un po’ di pratica con il caricamento dei video su YouTube…

Intervista a Luis Bacalov

Luis Bacalov - Matera 29/07/08.jpg Lo scorso luglio ho avuto l’onore di intervistare Luis Bacalov (Premio Oscar per la colonna sonora del film “Il Postino” di Massimo Troisi): l’incontro è avvenuto al termine di uno splendido concerto che il Maestro ha tenuto a Matera nell’ambito del Festival Duni, dirigendo l’Orchestra  ICO della Magna Grecia ed esibendosi come pianista. Nel podcast che segue è possibile ascoltare la discussione che si è soffermata sulle problematiche connesse alla professione del compositore di colonne sonore, mentre chi lo preferisce può leggere la trascrizione dell’intervista.

 
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In che modo si sviluppa la musica quando lei ha un film da musicare? Come avviene il processo di composizione per un film?

Come avviene in generale non lo so: io so come lavoro io. Nel caso – sempre più frequente, oltretutto – che io abbia la possibilità di leggere la sceneggiatura, fa anche piacere leggerla, capire un po’ la situazione, la storia… però io non lavoro sulla sceneggiatura. Preferisco, da molti anni a questa parte, lavorare sul primo montaggio di un film. La sceneggiatura provoca in me – e credo in tutti – delle visioni, delle interpretazioni, dei sentimenti che sono miei, non del regista, degli attori, ecc. Viene fuori che il film sarà una cosa diversa da quello che io immagino. Ora, io sono particolarmente sensibile al tipo di montaggio, alla luce, all’interpretazione degli attori, oltre che alla storia e a come si racconta una storia. Dunque, questa è la ragione per la quale io lavoro sul filmato, su un primo montaggio anche se largo, anche se in generale quel montaggio sarà accorciato di qua e di là, cambiate addirittura le sequenze – questa va qua, invece questa va là – e oltretutto qualche volta ci sono anche dei tagli ad intere sequenze, per tanti motivi. Continua a leggere ‘Intervista a Luis Bacalov

Parole di Musica su Facebook

Con questo post Parole di Musica sbarca su Facebook, inserendosi in un network di contatti che, mi auguro, possa seguire con interesse quello che scrivo su questo blog da più di tre anni. L’obiettivo, ovviamente, è quello di “allargare il giro”, di sedurre qualche lettore in più con parole che parlano di musica da diverse angolazioni, lì dove le parole non siano musica(li) per sé stesse (ma questo aspetto riguarda più che altro gli artisti, non certo me).
Dopo il crollo di visite a seguito dell’hackeraggio del blog, spero di riconquistare i lettori persi, e magari (perché no?) anche qualcuno in più.
Invito dunque chi ne abbia piacere a diventare “fan” di Parole di Musica su Facebook per essere informato immediatamente ogni volta che questo blog verrà aggiornato. Grazie per il sostegno che spero vogliate darmi.

La leggenda del pianista nel furgone – Intervista a Stefano Cortese

Il pianista nel furgone.jpg

L’idea che un musicista di strada possa spostarsi di piazza in piazza prediligendo uno strumento come il pianoforte acustico ad una più comoda fisarmonica, ad una tastiera o anche alla più blasonata chitarra può apparire ai più una pensata quantomeno bizzarra. Certamente non è sembrata una cosa strana a Stefano Cortese, secondo cui il rapporto con il proprio strumento viene al di sopra di qualsiasi altra cosa, e non conosce barriere logistiche.
Girando per l’Italia (e oltre) con il suo strumento in un furgone, questo originale musicista ha ideato uno spettacolo che via via si è sviluppato grazie agli incontri con la gente nelle piazze. Sono nati così dei personaggi che danno vita ad uno spettacolo di cabaret musicale che ha nel rapporto con il pubblico un elemento essenziale. L’aspetto “stradarolo” e anche un po’ fiabesco di questa singolare messa in scena ha dato il nome allo spettacolo – “La leggenda del pianista nel furgone” – ma ha anche stimolato la mia curiosità al punto da voler chiedere un’intervista a Stefano. Nel podcast sottostante trovate dunque l’audio della nostra chiacchierata, in cui si parla delle sue giornate da musicista di strada, di come sono nati i suoi personaggi, e di come si organizza per il trasporto del pianoforte.
L’intervista è stata realizzata a Matera lo scorso luglio, e pubblicata solo ora per via di un problema che questo blog ha avuto nel frattempo con un hacker.
Buon ascolto!

 
icon for podpress  La leggenda del pianista nel furgone - Intervista a Stefano Cortese [12:32m]: Play Now | Play in Popup | Download (79)

Blog hackerato, blog ripristinato

Hacker Già, me l’ero proprio cercata! Non avere aggiornato wordpress per troppo tempo ha avuto come conseguenza naturale l’essere troppo esposto agli attacchi di un hacker, che evidentemente non aveva nulla di meglio da fare che dedicare le sue attenzioni (non richieste) a questo povero blog di musica.
Un giorno di agosto, collegandomi all’indirizzo del blog, mi è apparsa l’immagine che vedete qui a fianco (cliccare per ingrandire). Il blog?! Sparito! Dopo i primi attimi di panico, mi sono reso conto di avere una copia di backup di tutto il mio “ambaradan”, ma tra problemi di installazione vari, mancanza di tempo e la mia proverbiale pigrizia, soltanto oggi posso dire di avere tutto completamente funzionante come prima (”più di prima, ti amerò!” – scusate, mi è scappata automaticamente…).
Ora wordpress è di nuovo aggiornato, ho del materiale rimasto in sospeso da pubblicare e… c’è qualcosa di nuovo nell’aria, che comunicherò il 15 gennaio. Stay tuned!

A Monochromatic Lifestyle

A monochromatic lifestyle.jpg A causa della mia pigrizia sono abbastanza lento quando devo comporre qualche nuova canzone. Normalmente passano mesi (se non anni…) tra l’idea iniziale e la stesura definitiva del pezzo. Compongo, insomma, quando ho tempo, voglia e un po’ di buone idee per la testa: circostanze astrali che raramente si verificano tutte contemporaneamente. Non mi era mai capitato dunque di comporre e registrare una musica nuova in meno di 24 ore. L’anomalia astrale si è però verificata nel dicembre del 2006, componendo la musica per il cortometraggio “A Monochromatic Lifestyle” di Paolo Battista.
In quel periodo a Paolo (allora mio compagno di appartamento), me e alcuni altri amici, era balenata l’idea di realizzare un cortometraggio partecipando ad un singolare concorso. Gli organizzatori avevano comunicato in mattinata ai partecipanti tre parole tenute fino a quel momento segrete, e da quel momento i vari gruppi avevano la rimanente parte della giornata per realizzare un breve film contenente le tre parole (o i concetti annessi).
Il mio contributo, appunto, è stato quello di comporre la musica iniziale, l’omonima “A Monochromatic Lifestyle”, cantata da Arianna Stefanini. Ho un ricordo molto bello di quella giornata, piena di adrenalina ed energie positive in cui ognuno di noi (un affiatato gruppo di amici e colleghi di lavoro) ha dato veramente il massimo.
Ora sono disponibili il video e il backstage del film, che potete visualizzare qui sotto. Vi invito inoltre a fare un salto anche sul sito della Cutre Production, che ha prodotto il cortometraggio.
Buona visione!

“Tre racconti”, di Mario Lupo

Tre racconti La scorsa estate, prima del mio trasferimento in Polonia, mi è capitato di scattare una foto panoramica del mio paese, Pomarico, che come molti altri paesi della Basilicata è dolcemente appollaiato su una collina. L’aver colto un senso di pace e di riposo attraverso quell’immagine mi compiaceva, ma come capita spesso non prestai molta attenzione alla cosa e accantonai la foto senza darle grande importanza.
Caso volle, invece, che quella foto finisse per diventare la copertina di un libro, alcuni mesi dopo. “Tre racconti”, opera prima di Mario Lupo, è un libro che ha spesso riferimenti più o meno espliciti proprio a Pomarico, con sviluppi narrativi che mescolano abilmente la storia personale dell’autore alla pura fantasia.
Il primo dei tre episodi, intitolato “La piccola Anna e zì ‘Nofrio”, ha per protagonista un bizzarro personaggio ai margini della società che si confronta quotidianamente con un misterioso passato.  Il secondo racconto, “Lo stereotipo”, affronta con toni leggeri un tema pesante come quello del pregiudizio e del razzismo; mentre il terzo, “Il socialista”, ripercorre il pensiero del socialismo prendendo come spunto il contrasto tra un padre e un figlio, espresso attraverso due modi diversi di intendere la politica.
Ciò che accomuna questi racconti, al di là del richiamo frequente al Sud – di cui l’autore è originario – è il gusto per il finale sorprendente, per il colpo di scena che spiega – in tutto o in parte – situazioni che fino ad un attimo prima si rivelavano misteriose o non pienamente comprensibili.
“Tutto è vero, nulla è reale”, si legge tra le note di copertina. Proprio come il cielo chiaro di notte che è raffigurato nella mia foto.

Toques do Caramulo

toques_do_caramulo.jpg Durante la mia meravigliosa esperienza portoghese di due anni fa, un nuovo modo di concepire la musica si è imposto alla mia attenzione. Lontano da ogni logica commerciale, ho potuto scoprire – e vivere – un contesto in cui l’esperienza musicale viene vissuta con gioia profonda, in cui i musicisti instaurano un rapporto di dialogo continuo con il pubblico, che partecipa spesso manifestando questa gioia attraverso il ballo.
Nel nord del Portogallo – e precisamente nei dintorni di Aveiro, ad Águeda, dove io risiedevo – c’è un gruppo di musica tradizionale che è protagonista del contesto appena descritto, e che fa di ogni concerto una vera e propria festa. Il gruppo si chiama Toques do Caramulo, e se oggi ne parlo è perché ha da poco inaugurato la sua pagina su MySpace, da cui si possono ascoltare alcuni brani. Luís Fernandes e i suoi sanno come rinnovare l’attenzione per la tradizione, che trattano sempre con grande rispetto, attraverso interpretazioni ricche di brio e di ironia. Lo spirito del popolo portoghese trova in quella musica del nord una delle sue più vere espressioni, anche se in un modo assai diverso dal più conosciuto fado, tipico invece di Lisbona. Vi consiglio caldamente di ascoltarli, anche se il semplice ascolto può solo fare intuire l’atmosfera di festa che ogni volta sono capaci di creare dal vivo.
Per me, invece, la loro musica è un bellissimo ricordo del periodo trascorso come volontario nell’associazione culturale D’Orfeu; la colonna sonora di un periodo indimenticabile.

Mp3 alla ribalta

Ieri, nel corso di una conversazione telefonica con un’amica, mi è capitato di dire che nel pomeriggio sarei passato dal negozio di dischi per fare un po’ di acquisti musicali. Per tutta risposta mi sono sentito dire: “Ah, non scarichi musica da internet?”.
Oltre a ciò, noto che molti colleghi vengono al lavoro ascoltando musica con un lettore mp3, e che anche in quel caso quando me ne esco con una frase del tipo: “ho appena COMPRATO l’ultimo compact disc di…” mi guardano tutti con un’aria piuttosto meravigliata.
A volte mi sento come un dinosauro in via di estinzione, un po’ seccato per come vanno le cose del mondo (l’estinzione è una cosa un po’ seccante, in effetti…). Del resto c’è poco da fare, le vendite dei cd calano, e il “consumo” (parola non usata a caso) della musica su internet spopola.
Però, voi che scaricate in poche ore intere discografie e avete gli hard disc strapieni di musica ancora da sentire, conoscete il piacere di un ascolto attento?

Appello di Gigi Esposito per la cultura a Matera

Ho ricevuto in questi giorni una email da parte di Gigi Esposito, presidente dell’Onyx Jazz Club di Matera, circa alcuni problemi relativi all’improvvisa negazione di spazi per ospitare concerti che erano già stati programmati.
Di seguito riporto il suo appello con conseguente richiesta di aiuto (le risposte sono visibili qui), ma mentre la mia esperienza a Varsavia si sta rivelando molto interessante dal punto di vista degli stimoli culturali (e specificamente musicali), mi spiace apprendere che le cose nella mia città non vanno altrettanto bene. Infatti, nonostante le enormi potenzialità di un luogo come Matera, sembra che le istituzioni locali siano del tutto incompetenti nella gestione delle politiche culturali. Come fanno, gli ottusi amministratori, a non capire che arte e musica potrebbero essere la chiave di svolta per dare alla città un’immagine diversa e per sviluppare un turismo culturale che ben si sposerebbe con la singolarità dell’area urbana? Evidentemente chi gestisce la cosa pubblica ha altre priorità e altri interessi…


ONYX JAZZ CLUB_MATERA

APPELLO ALLE ISTITUZIONI E AI SOGGETTI CHE POSSONO AIUTARCI

Dopo la negazione sull’uso dell’Auditorium comunale di Piazza del Sedile da parte del Conservatorio di Musica di Matera, arrivano i sigilli al “Piccolo Duni” teatro che doveva ospitare per 6 concerti la stagione invernale della XXI edizione del Jazz Festival di Basilicata GEZZIAMOCI a partire da venerdì 23 novembre.

Questo ulteriore impedimento, che ci auspichiamo sia risolta nel più breve tempo possibile proprio per la utile funzione culturale che il piccolo teatro voluto da Antonio e Raffaele Padula può svolgere in città, facciamo APPELLO a tutte le Istituzioni e ai privati per aiutarci nella individuazione di un luogo idoneo per lo svolgimento della manifestazione secondo il seguente calendario

23 novembre
30 novembre
11 gennaio
26 gennaio
1 febbraio
8 febbraio
15 febbraio

Non è pensabile che una città come Matera che si definisce CITTA’ DELLA CULTURA, debba trovare ostacoli per lo svolgimento di manifestazioni che sono riconosciute a livello nazionale ed internazionale.

un grazie a tutti coloro che condividono con noi questa richiesta

Luigi Esposito
per l’Onyx Jazz Club_Matera

per contatti 348/2772385 (gigi)
338/4481352 (raffaele)
328/4561652 (michele)


P.S. – A seguito dei problemi di cui sopra, l’Onyx Jazz Club ha avviato una petizione online per sollecitare le istituzioni ad individuare nuovi spazi da dedicare alla cultura nella città di Matera. Il mio contributo l’ho già dato, ma bisogna essere in tanti… Coraggio, dunque!