Come si scrive un articolo? Cos’è una notizia, e come la si sceglie tra le tante? Come si gestisce un’intervista? Queste sono solo alcune delle domande di base che chiunque voglia avvicinarsi alla pratica giornalistica si trova ad affrontare. Sia che si decida di seguire una scuola di giornalismo piuttosto che buttarsi nella mischia cominciando a scrivere dal giornale più “sgarrupato”, occorre in ogni caso confrontarsi con alcuni principi teorici che per forza di cose sono necessari per qualsiasi tipo di articolo, anche il più semplice e breve. Basti solo pensare all’importanza di sapere individuare la notizia, prima ancora di buttare giù l’attacco.
Navigando qua e là mi sono imbattuto in una pagina su internet che riassume molto efficacemente tutto ciò che un giornalista deve sapere, dalla tecnica nuda e cruda agli aspetti morali e legali. La potete trovare qui: www.simg.it/news/comunicati_soci1.htm.
Indipendentemente dalla specializzazione che si intende seguire (come il giornalismo musicale, ad esempio), queste sono regole di base imprescindibili. Il link suggerito le espone con chiarezza, sintesi e completezza, e per questo motivo lo raccomando caldamente a chiunque voglia avvicinarsi al giornalismo (musicale o no). Certo, rimane il mistero di cosa ci faccia una pagina del genere all’interno del sito della Società Italiana di Medicina Generale, ma tant’è…
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In occasione delle celebrazioni per la Festa dell’Indipendenza, l’edizione online della rivista americana Rolling Stone ha pubblicato una curiosa rassegna di esecuzioni dell’inno nazionale reperibili su YouTube, classificandole secondo un criterio di qualità oscillante (the good, the bad, and the ugly, ispirandosi al celebre film di Sergio Leone).
Nella sezione dei “buoni” (the good) è ovviamente immancabile la storica esecuzione di Jimi Hendrix al festival di Woodstock nel 1969 (il video è stato rimosso per problemi di copyright, ma si può ugualmente trovare facendo una ricerca per “Hendrix anthem” su YouTube). Da brividi è poi l’esecuzione di Whitney Houston nei suoi anni d’oro, così come interessante è una versione “romantica” di Marvin Gaye.
Nei “cattivi” (the bad) ci sono invece Michael Bolton, che fa una pessima figura dimenticandosi le parole e leggendole dagli “appunti” sulla mano, Slash che cerca di rievocare Hendrix senza riuscirci, e una serie di esibizioni canore da parte di chi con la musica non c’entra proprio nulla (si va da Hillary Clinton ad uno stonatissimo poliziotto). Tra queste ultime c’è anche una versione di Borat, che sulla melodia dell’inno americano intona un improbabile testo dell’inno del Kazakistan. Esilarante.
Quelli di Rolling Stone si sono dimenticati di inserire la sezione degli “ugly” (forse erano semplicemente i non professionisti tra i “cattivi”), ma credo che comunque ce ne sia a sufficienza. Io, almeno, questi video me li sono goduti tutti…
Ecco un’idea semplice ma rivoluzionaria: mettere insieme i piccoli contributi economici di tante persone affinché il loro artista preferito possa pubblicare e distribuire un cd. Oggi è possibile farlo grazie ad internet, ed in particolare grazie al sito www.sellaband.com, che in opposizione alla logica delle grandi case discografiche si propone di dare visibilità agli artisti partendo dal basso.
Come funziona, esattamente? Chiunque disponga di brani di propria composizione li può caricare su Sellaband per farli ascoltare alle persone che navigano sul sito. Queste ultime, se trovano la musica interessante, possono decidere di donare delle quote da 10 dollari in su per finanziare la registrazione di un cd in uno studio professionale, sotto la guida di un produttore di grido. Al raggiungimento di 50000 dollari (corrispondenti a 5000 quote da 10 dollari) Sellaband mette in contatto l’artista con il produttore per la realizzazione del cd e, una volta pronto, ne distribuisce delle copie gratuite ai finanziatori del progetto. La musica poi viene offerta per il download gratuito sul sito, e i guadagni provenienti dagli annunci pubblicitari presenti su quelle pagine web vengono spartiti tra l’artista, Sellaband e i fans sostenitori.
Da cosa nasce il valore economico? Come qualsiasi altra cosa su internet, il valore economico viene prodotto dall’elevato numero di contatti che a quel punto si saranno venuti a creare: 5000 persone faranno in modo di promuovere in modo virale, su internet, le pagine del download gratuito, perché oltre a voler diffondere la musica di un artista che amano e che hanno orgogliosamente prodotto, hanno un interesse economico in ballo (più o meno grande a seconda del numero di quote versate).
Ad oggi gli artisti che hanno registrato un cd sono quattro. Il quinto potresti essere tu?
Durante i miei “anni bolognesi” ho frequentato per un po’ di tempo, parallelamente ai miei studi universitari al DAMS, l’associazione “Il Paese degli Specchi” di San Lazzaro di Savena. Uno dei corsi che seguivo era quello di armonia jazz tenuto da Stefano Zenni, probabilmente il miglior musicologo jazz in Italia. Beh, recentemente ho scoperto che Stefano (ri)pubblica su dacapoalfine.it una serie interessantissima di podcast in cui analizza le opere di alcuni dei più grandi maestri musicali del secolo scorso, con un occhio di riguardo, ovviamente, al jazz. Le sue analisi musicali sono quanto di più approfondito si possa pensare, ma allo stesso tempo riescono a coinvolgere l’ascoltatore attraverso la seduzione intellettuale di un pensiero brillante sulla musica. L’approccio non è cattedratico, insomma, ma decisamente informale, pur nel rispetto del massimo rigore accademico. Ascoltatelo, ne vale la pena!
P.S. – Come giustamente mi hanno fatto notare Stefano e Marco nei loro commenti (grazie!), i podcast sono prodotti per la EdT a nome SIdMA, mentre Da Capo al Fine ne cura la realizzazione tecnica. Diamo a Cesare quel che è di Cesare.
Chi volesse avventurarsi nella carriera di giornalista musicale (pensateci bene…) potrà trovare indicazioni utili nella sezione Industry jobs/music journalist all’interno del portale della BBC. Questo approfondimento (come tutto il sito della BBC) è ricchissimo di contenuti interessanti e di ottima qualità, a partire dalle video interviste a cinque professionisti del settore fino alla più dettagliata indagine sulle capacità richieste e, addirittura, sugli stipendi medi. Certo, la realtà inglese è molto più stimolante di quella italiana, dunque in un certo senso a noi lontana, ma un punto di vista così autorevole mi sembra in ogni caso assai interessante.
Navigando qua e là su internet mi è capitato di imbattermi in questo interessante sito che vorrei segnalarvi: www.debaser.it. Il motto (”recensioni musicali scritte da chi vuole”) è abbastanza chiaro: si tratta di uno spazio che permette a chiunque di scrivere recensioni di dischi. Detto questo, si potrebbe pensare che la qualità ne risenta… nulla di più sbagliato, perchè tutte le recensioni sono controllate da uno staff che garantisce il rispetto di alcune regole di scrittura valide per tutti. Non è raro, invece, imbattersi in recensioni di taglio professionale, anche se il rischio insito in un progetto del genere è che abbondino i giudizi di manica larga (è naturale che ognuno preferisca scrivere di un disco che gli è piaciuto, anche se si dovesse trattare degli 883). Comunque, il sito merita una visita, perché è pervaso da un’aria di freschezza che non sempre è naturale trovare su una rivista scritta da professionisti.
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