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	<title>Parole di musica &#187; Interviste (podcast)</title>
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			<title>Parole di musica</title>
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		<title>Intervista a Randy Brecker</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jun 2009 23:29:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste (podcast)]]></category>
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		<description><![CDATA[English version
Pubblico oggi un&#8217;intervista al trombettista americano Randy Brecker, che ho incontrato il 23 luglio 2007 a Matera alla fine di un concerto che ha tenuto insieme alla sassofonista (nonché moglie) Ada Rovatti e alla Lucanian Big Band diretta da Dino Plasmati.
Nel corso della sua carriera Randy Brecker ha vinto cinque Grammy Award, mescolando spesso [...]


Non ci sono articoli correlati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--:it--><a href="http://www.caggiani.it/blog/en/2009/06/15/interview-with-randy-brecker/">English version</a></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" title="Randy Brecker" src="http://farm3.static.flickr.com/2469/3627060430_c6319be6f1_m.jpg" alt="" width="240" height="180" />Pubblico oggi un&#8217;intervista al trombettista americano <a href="http://www.randybrecker.com/" target="_blank">Randy Brecker</a>, che ho incontrato il 23 luglio 2007 a Matera alla fine di un concerto che ha tenuto insieme alla sassofonista (nonché moglie) <a href="http://www.adarovatti.com/" target="_blank">Ada Rovatti</a> e alla Lucanian Big Band diretta da <a href="http://www.myspace.com/dinoplasmati" target="_blank">Dino Plasmati</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso della sua carriera Randy Brecker ha vinto cinque Grammy Award, mescolando spesso il jazz con inflenze musicali di diverso tipo. Ha suonato con alcuni dei più grandi musicisti del Novecento (tra cui <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Frank_Zappa" target="_blank">Frank Zappa</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Mingus" target="_blank">Charles Mingus </a>e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jaco_Pastorius" target="_blank">Jaco Pastorius</a>) e con i nomi più noti del rock (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bruce_Springsteen" target="_blank">Bruce Springteen</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dire_Straits" target="_blank">Dire Straits</a>, tra i tanti). Insieme al fratello sassofonista Michael (scomparso il 13 gennaio 2007) fondò i <a href="http://www.youtube.com/results?search_type=&amp;search_query=brecker+brothers" target="_blank">Brecker Brothers</a>, una delle più inflenti formazioni fusion degli anni &#8216;70.</p>
<p style="text-align: justify;">Di seguito trovate il podcast (in inglese) e la traduzione italiana dell&#8217;intervista. </p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong>Come hai cominciato ad amare la musica?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span lang="EN-GB">«</span>Mio padre suonava il piano, e abbiamo avuto musica in famiglia. È una famiglia molto musicale<span lang="EN-GB">»</span>.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong>Come ricordi la tua prima esperienza come musicista professionista?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span lang="EN-GB">«</span>Non penso di ricordare il mio primo concerto, ma avevo circa quindici anni, quindi si tratta di molto tempo fa, intorno al 1955-1960. Credo di aver cominciato a suonare a Philadelphia, probabilmente con Lou Tabeking: lui era alcuni anni più grande di me, ma abbiamo suonato insieme quando eravamo molto giovani a Philadelphia<span lang="EN-GB">»</span>.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong>Nel corso degli anni hai suonato con i più grandi musicisti del mondo.<span>  </span>Sarei curioso di sapere il metodo di lavoro di alcuni di loro. Cominciamo, ad esempio, da Horace Silver. Com’era lavorare con lui?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span lang="EN-GB">«</span>Era fonte di grande ispirazione. Lui era un meraviglioso band leader: scrisse tutti i suoi brani, e ha tradotto la sua esperienza quotidiana, viaggi, relazioni, eccetera, nella musica. È esattamente ciò che cercavo di fare quando scrivevo musica: è parte della mia vita, e tutta la scrittura era molto vicina a ciò che accadeva nella mia vita quando ero più giovane. Quindi diciamo che l’ho preso a modello. Ancora, fino ad oggi<span lang="EN-GB">»</span>.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong>Continuiamo… Charles Mingus?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span lang="EN-GB">«</span>Non ho conosciuto bene Charles Mingus, ho solo suonato nel suo ultimo disco, ma ho molto rispetto per le sofferenze e tribolazioni della sua vita; lui è stato probabilmente uno dei due più grandi compositori jazz, e mi ha affascinato per quanta musica sia stato capace di scrivere nel corso di una vita relativamente breve, tutti stili diversi: sia Horace Silver che Charles Mingus sono stati i primi musicisti fusion – veramente – perché hanno fuso insieme molti elementi musicali diversi. E non hanno visto confini<span lang="EN-GB">»</span>.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong>Un altro musicista “fusion” è stato Frank Zappa…</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span lang="EN-GB">«</span>È vero; non ho conosciuto molto bene nemmeno lui, ma anche lui era fonte di grande ispirazione. Ha fuso soprattutto il rock con la classica, quindi era un po’ diverso dagli altri musicisti, nonostante anche Charles Mingus abbia avuto molta musica classica nelle sue composizioni, ma anche Frank Zappa era molto brillante e creativo<span lang="EN-GB">»</span>.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong>L’ultimo è tuo fratello Michael. I Brecker Bros hanno avuto una grande influenza sulla nascita della fusion. Suppongo che lavorare con lui fosse più facile… <span id="more-296"></span></strong></p>
<p>«Era facile, sì, ci intendevamo bene, non avevamo molte discussioni, non dovevamo parlare molto delle cose che stavamo per fare, crescendo insieme abbiamo avuto molte influenze in comune. Quindi, quando suoni con gli altri musicisti devi discutere di cosa suonare, e di come lavorare con i picchi, i vibrato, certe inflessioni… Noi sapevamo quasi sempre cosa stavamo facendo l’un l’altro, era una relazione musicale molto affiatata».</p>
<p><strong>Ora stai suonando insieme a tua moglie. Come vi siete incontrati?</strong></p>
<p>«Ci siamo incontrati in una situazione simile a questa, dieci anni fa, nella città di Mortano; non è così?».</p>
<p>(Sua moglie, Ada Rovatti): «Sì, ci siamo incontrati in Svizzera, ma…».</p>
<p>(Randy Brecker): «Beh, ufficialmente…».</p>
<p>(Ada Rovatti): «Sì, ci siamo incontrati in una situazione simile a questa, in una big band in cui lavoravo dove vivevo. Ero appena tornata dalla Berklee, ero in partenza per Parigi: lui era venuto come ospite, e ci siamo incontrati così».</p>
<p><strong>Qual è il tuo metodo per scrivere brani?</strong></p>
<p>«Non ho un vero e proprio metodo, non scrivo più veramente tanto, ma non c’era veramente un metodo. Mi sedevo solo al piano, e ci lavoravo tutto il giorno. Era una specie di lavoro artigianale, come costruire un puzzle gigante, e mi sedevo lì facendo saltar fuori delle cose: prendendo appunti, registrando ed elaborando il tutto. Non ho mai studiato composizione, o arrangiamento, quindi non avevo nient’altro da fare se non davvero passare il tempo a praticare: questo era veramente il solo segreto, e solo sviluppare idee, rielaborarle costantemente ed eventualmente uscire fuori con qualche cosa. Mi sarebbe piaciuto studiare, perché probabilmente sarebbe più facile ora: ma è difficile per me farlo adesso, perché dopo aver scritto così tanto quando ero più giovane, ora mi piace suonare – soprattutto “on the road” – e mi sto concentrando soprattutto nel suonare semplicemente la tromba».</p>
<p><strong>Comunque, tu sei abituato a comporre e registrare in viaggio…</strong></p>
<p>«Sì, l’ho fatto in passato, ma non lo faccio più tanto, adesso, perché… è una bella domanda… Numero uno: è difficile portare tutta l’attrezzatura in giro. Ero abituato a portare per tutto il giorno una tastiera – una GRANDE tastiera – poi c’era una piccola tastiera, ed ora porto solo CD da vendere. Sono forse più commerciale… ma è difficile da dire: probabilmente tornerò a scrivere, alla fine, perché ancora mi piace; ma è difficile da spiegare, visto che la vita passa attraverso diverse fasi. Semplicemente mi piace viaggiare e suonare la tromba più di quanto non abbia mai fatto. Mi piace ancora suonare i miei vecchi brani, alcuni nuovi, e sto certamente mettendo tutto insieme, anche se lentamente».</p>
<p><strong>In quale contesto preferisci suonare: nei piccoli club o nei grandi spazi?</strong></p>
<p>«Non importa, basta che il suono sia buono, e che ci siano vibrazioni positive. Alcuni piccoli club sono fantastici, altri sono orribili… stessa cosa vale per i concerti, dipende solo dalla serata. Questa sera è stato molto bello suonare all’aperto, ma a volte è… sai… Il suono qui era molto buono, questo è il punto».</p>
<p><strong>Ultima domanda: quali sono i tuoi progetti per il futuro?</strong></p>
<p>«Semplicemente suonare. Ho un progetto in cantiere, che ho iniziato in Brasile un paio d’anni fa con musicisti brasiliani: dovrebbe vedere la luce il prossimo anno [“Randy in Brasil”, uscito nel 2008 e vincitore di un Grammy Award – ndr]. A volte penso che mi piacerebbe fare un album di ballad, magari con gli archi – non l’ho mai fatto – poi vorrei fare un duetto con Ada. Inoltre, ho una band con Bill Evans chiamata “Soul bop”: ci piacerebbe fare un disco in studio, prima o poi. Quindi, avrò molto lavoro da fare nei prossimi due anni, per riuscire a realizzare tutto questo». </p>
<p><!--EndFragment--><!--:--></p>
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Pubblico oggi un'intervista al trombettista americano Randy Brecker, che ho incontrato il 23 luglio 2007 a Matera alla fine di un concerto che ha tenuto insieme alla sassofonista (noncheacute; moglie) Ada Rovatti e alla Lucanian Big Band diretta da Dino Plasmati.
Nel corso della sua carriera Randy Brecker ha vinto cinque Grammy Award, mescolando spesso il jazz con inflenze musicali di diverso tipo. Ha suonato con alcuni dei piugrave; grandi musicisti del Novecento (tra cui Frank Zappa, Charles Mingusnbsp;e Jaco Pastorius) e con i nomi piugrave; noti del rock (Bruce Springteen e Dire Straits, tra i tanti). Insieme al fratello sassofonista Michael (scomparso il 13 gennaio 2007) fondograve; i Brecker Brothers, una delle piugrave; inflenti formazioni fusion degli anni '70.
Di seguito trovate il podcast (in inglese) e la traduzione italiana dell'intervista.nbsp;


nbsp;
Come hai cominciato ad amare la musica?
laquo;Mio padre suonava il piano, e abbiamo avuto musica in famiglia. Egrave; una famiglia molto musicaleraquo;.
Come ricordi la tua prima esperienza come musicista professionista?
laquo;Non penso di ricordare il mio primo concerto, ma avevo circa quindici anni, quindi si tratta di molto tempo fa, intorno al 1955-1960. Credo di aver cominciato a suonare a Philadelphia, probabilmente con Lou Tabeking: lui era alcuni anni piugrave; grande di me, ma abbiamo suonato insieme quando eravamo molto giovani a Philadelphiaraquo;.
Nel corso degli anni hai suonato con i piugrave; grandi musicisti del mondo.nbsp; Sarei curioso di sapere il metodo di lavoro di alcuni di loro. Cominciamo, ad esempio, da Horace Silver. Comrsquo;era lavorare con lui?
laquo;Era fonte di grande ispirazione. Lui era un meraviglioso band leader: scrisse tutti i suoi brani, e ha tradotto la sua esperienza quotidiana, viaggi, relazioni, eccetera, nella musica. Egrave; esattamente ciograve; che cercavo di fare quando scrivevo musica: egrave; parte della mia vita, e tutta la scrittura era molto vicina a ciograve; che accadeva nella mia vita quando ero piugrave; giovane. Quindi diciamo che lrsquo;ho preso a modello. Ancora, fino ad oggiraquo;.
Continuiamohellip; Charles Mingus?
laquo;Non ho conosciuto bene Charles Mingus, ho solo suonato nel suo ultimo disco, ma ho molto rispetto per le sofferenze e tribolazioni della sua vita; lui egrave; stato probabilmente uno dei due piugrave; grandi compositori jazz, e mi ha affascinato per quanta musica sia stato capace di scrivere nel corso di una vita relativamente breve, tutti stili diversi: sia Horace Silver che Charles Mingus sono stati i primi musicisti fusion ndash; veramente ndash; percheacute; hanno fuso insieme molti elementi musicali diversi. E non hanno visto confiniraquo;.
Un altro musicista ldquo;fusionrdquo; egrave; stato Frank Zappahellip;
laquo;Egrave; vero; non ho conosciuto molto bene nemmeno lui, ma anche lui era fonte di grande ispirazione. Ha fuso soprattutto il rock con la classica, quindi era un porsquo; diverso dagli altri musicisti, nonostante anche Charles Mingus abbia avuto molta musica classica nelle sue composizioni, ma anche Frank Zappa era molto brillante e creativoraquo;.
Lrsquo;ultimo egrave; tuo fratello Michael. I Brecker Bros hanno avuto una grande influenza sulla nascita della fusion. Suppongo che lavorare con lui fosse piugrave; facilehellip; 

laquo;Era facile, sigrave;, ci intendevamo bene, non avevamo molte discussioni, non dovevamo parlare molto delle cose che stavamo per fare, crescendo insieme abbiamo avuto molte influenze in comune. Quindi, quando suoni con gli altri musicisti devi discutere di cosa suonare, e di come lavorare con i picchi, i vibrato, certe inflessionihellip; Noi sapevamo quasi sempre cosa stavamo facendo lrsquo;un lrsquo;altro, era una relazione musicale molto affiatataraquo;.

Ora stai suonando insieme a tua moglie. Come vi siete incontrati?

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		<title>Intervista a Luis Bacalov</title>
		<link>http://www.caggiani.it/blog/2009/02/17/intervista-a-luis-bacalov/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 17:10:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste (podcast)]]></category>
		<category><![CDATA[Polonia muzyczna]]></category>

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 Lo scorso luglio ho avuto l&#8217;onore di intervistare Luis Bacalov (Premio Oscar per la colonna sonora del film &#8220;Il Postino&#8221; di Massimo Troisi): l&#8217;incontro è avvenuto al termine di uno splendido concerto che il Maestro ha tenuto a Matera nell&#8217;ambito del Festival Duni, dirigendo l&#8217;Orchestra  ICO della Magna Grecia ed esibendosi come pianista. Nel [...]


Non ci sono articoli correlati.]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><a title="Luis Bacalov - Matera 29/07/08.jpg by misterfunk_74, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/66763479@N00/3284774075/" target="_blank"><img class="alignleft" src="http://farm4.static.flickr.com/3582/3284774075_694a8cd9ff_m.jpg" alt="Luis Bacalov - Matera 29/07/08.jpg" width="240" height="180" /></a> Lo scorso luglio ho avuto l&#8217;onore di intervistare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luis_Bacalov" target="_blank">Luis Bacalov</a> (Premio Oscar per la colonna sonora del film &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Postino" target="_blank">Il Postino</a>&#8221; di Massimo Troisi): l&#8217;incontro è avvenuto al termine di uno splendido concerto che il Maestro ha tenuto a Matera nell&#8217;ambito del <a href="http://www.festivalduni.it" target="_blank">Festival Duni</a>, dirigendo l&#8217;Orchestra  ICO della Magna Grecia ed esibendosi come pianista. Nel podcast che segue è possibile ascoltare la discussione che si è soffermata sulle problematiche connesse alla professione del compositore di colonne sonore, mentre chi lo preferisce pu<span>ò leggere la trascrizione</span> dell&#8217;intervista.</p>
<p></p>
<p style="text-align: justify;"><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><span><strong>In che modo si sviluppa la musica quando lei ha un film da musicare? Come avviene il processo di composizione per un film?</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Come avviene in generale non lo so: io so come lavoro io. Nel caso &#8211; sempre più frequente, oltretutto &#8211; che io abbia la possibilità di leggere la sceneggiatura, fa anche piacere leggerla, capire un po’ la situazione, la storia… però io non lavoro sulla sceneggiatura. Preferisco, da molti anni a questa parte, lavorare sul primo montaggio di un film. La sceneggiatura provoca in me &#8211; e credo in tutti &#8211; delle visioni, delle interpretazioni, dei sentimenti che sono miei, non del regista, degli attori, ecc. Viene fuori che il film sarà una cosa diversa da quello che io immagino. Ora, io sono particolarmente sensibile al tipo di montaggio, alla luce, all’interpretazione degli attori, oltre che alla storia e a come si racconta una storia. Dunque, questa è la ragione per la quale io lavoro sul filmato, su un primo montaggio anche se largo, anche se in generale quel montaggio sarà accorciato di qua e di là, cambiate addirittura le sequenze &#8211; questa va qua, invece questa va là &#8211; e oltretutto qualche volta ci sono anche dei tagli ad intere sequenze, per tanti motivi.<!--:--><span id="more-173"></span><!--:it--></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il passo successivo è quello di discutere col regista. Io in qualche modo “pretendo” che il regista parli con me esaustivamente, non in termini di tecnica musicale, ma nei termini di ciò che lui si aspetta dalla musica: dove debba essere scritta della musica, se ha qualche cosa che gli balena in testa… Questo per evitare, dopo, di non avere una relazione di tipo dialettico fra lui e me, nel senso che io posso non essere d’accordo per certe cose, altre volte essere in disaccordo anche profondo, ma a questo punto io rinuncio, e soprattutto rinuncio alla scrittura musicale di un film quando il regista mi dice: “sa, io non ci capisco niente di musica, faccia lei che a me sta tutto bene, lei è un professionista, io sono mezzo sordo…”. La verità è che le due volte che io ho accettato di lavorare in queste condizioni sono state disastrose, perché le due volte ho trovato delle persone molto arroganti, che prima dicono di non capire niente, e dopo non gli va bene niente. Dunque, effettivamente dopo si capisce che sono veramente sordi, e l’arroganza è un metodo di difesa dovuta all’ignoranza stessa. Questi sono i capisaldi del mio metodo di lavoro.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>C’è un secondo momento in cui, prima di orchestrare e di andare in sala di registrazione, io chiamo il regista e gli faccio sentire, anche al pianoforte, i temi principali, le idee principali, ecc. In generale il regista si trova d’accordo, però qualche volta succede che entra in crisi, perché lui pensava che la musica doveva essere… [qualcosa di diverso, ndr]. In quel caso io preferisco rinunciare: ripensare la musica di un film provando a smontare quello che ho pensato e a rimontare quello che dovrei è un lavoro che ho fatto qualche volta, quando ero molto più giovane, ma che adesso non voglio fare più.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Però non è che questo provoca in me frustrazione o angoscia, né una specie di rabbia o di senso di impotenza, oppure di superiorità, rispetto al regista. Io considero che il regista è la persona più importante del film, quello che si porta tutte le rogne, tutte le situazioni, ecc. Dunque, rispettandolo, gli dico le mie ragioni, che sono quelle che io le ho detto, cioè che per me è molto complicato fare tabula rasa di quello che ho pensato. Ci sono dei registi intelligenti che capiscono questa cosa; ci sono degli ignoranti e degli arroganti che in qualche modo pretenderebbero che il sottoscritto sia al loro servizio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ora, io non sono mai al servizio di un regista: io sono al servizio del film, che è tutta un’altra cosa. Che il regista abbia diretto quel film non vuol dire che io lavoro per il regista, dunque il concetto generale è che per me l’opera non è il regista, è il film. Dunque, una visione che qualche volta sembra paradossale in un sistema produttivo dove sembra che il regista sia il <em>deus ex machina</em></span><span>. Non è vero: il regista senza lo sceneggiatore, senza il costumista, senza una buona sceneggiatura… Lui è il coordinatore &#8211; con molte volte un grande talento, altre volte con meno &#8211; di tutta una serie di persone che confluiscono e che creano un’opera collettiva.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><strong>Che consiglio darebbe ad un giovane che volesse intraprendere la sua stessa carriera?</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Innanzitutto molta determinazione: che non si faccia molte illusioni perché la situazione non è semplice. La produzione è limitata e la bravura qualche volta non basta, perché questo è un paese che purtroppo ha un grande difetto: il familismo. Dunque, se tu sei l’amico dell’amico dell’amico, magari ti va meglio per fare un certo tipo di film, o almeno entrare nel giro, rispetto ad uno che ha studiato, che ha talento, ma che non conosce nessuno. Però io penso che una persona che ha una buona formazione, idee e intelligenza e &#8211; ecco &#8211; anche il pizzico di fortuna di trovarsi nel momento giusto nel posto giusto, alla fine forse ce la fa. Uso la parola “forse” con un po’ di rimpianto, perché non è detto che così sia. Però sono le condizioni che vedo io per dire: “ci provo”. Dunque, buona conoscenza di chi ha scritto per il cinema, conoscenza di molti film, vedere che cosa hanno prodotto musicalmente quelli che hanno scritto musica prima di lui. Molta informazione, molta determinazione, e molto lavoro, ecco. </span></p>
<p><!--EndFragment--><!--:--></p>


<p>Non ci sono articoli correlati.</p>]]></content:encoded>
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		<itunes:summary>Lo scorso luglio ho avuto l'onore di intervistare Luis Bacalov (Premio Oscar per la colonna sonora del film "Il Postino" di Massimo Troisi): l'incontro egrave; avvenuto al termine di uno splendido concerto che il Maestro ha tenuto a Matera nell'ambito del Festival Duni, dirigendo l'Orchestranbsp; ICO della Magna Grecia ed esibendosi come pianista. Nel podcast che segue egrave; possibile ascoltare la discussione che si egrave; soffermata sulle problematiche connesse alla professione del compositore di colonne sonore, mentre chi lo preferisce puograve; leggere la trascrizione dell'intervista.



In che modo si sviluppa la musica quando lei ha un film da musicare? Come avviene il processo di composizione per un film?
Come avviene in generale non lo so: io so come lavoro io. Nel caso - sempre piugrave; frequente, oltretutto - che io abbia la possibilitagrave; di leggere la sceneggiatura, fa anche piacere leggerla, capire un porsquo; la situazione, la storiahellip; perograve; io non lavoro sulla sceneggiatura. Preferisco, da molti anni a questa parte, lavorare sul primo montaggio di un film. La sceneggiatura provoca in me - e credo in tutti - delle visioni, delle interpretazioni, dei sentimenti che sono miei, non del regista, degli attori, ecc. Viene fuori che il film saragrave; una cosa diversa da quello che io immagino. Ora, io sono particolarmente sensibile al tipo di montaggio, alla luce, allrsquo;interpretazione degli attori, oltre che alla storia e a come si racconta una storia. Dunque, questa egrave; la ragione per la quale io lavoro sul filmato, su un primo montaggio anche se largo, anche se in generale quel montaggio saragrave; accorciato di qua e di lagrave;, cambiate addirittura le sequenze - questa va qua, invece questa va lagrave; - e oltretutto qualche volta ci sono anche dei tagli ad intere sequenze, per tanti motivi.
Il passo successivo egrave; quello di discutere col regista. Io in qualche modo ldquo;pretendordquo; che il regista parli con me esaustivamente, non in termini di tecnica musicale, ma nei termini di ciograve; che lui si aspetta dalla musica: dove debba essere scritta della musica, se ha qualche cosa che gli balena in testahellip; Questo per evitare, dopo, di non avere una relazione di tipo dialettico fra lui e me, nel senso che io posso non essere drsquo;accordo per certe cose, altre volte essere in disaccordo anche profondo, ma a questo punto io rinuncio, e soprattutto rinuncio alla scrittura musicale di un film quando il regista mi dice: ldquo;sa, io non ci capisco niente di musica, faccia lei che a me sta tutto bene, lei egrave; un professionista, io sono mezzo sordohellip;rdquo;. La veritagrave; egrave; che le due volte che io ho accettato di lavorare in queste condizioni sono state disastrose, percheacute; le due volte ho trovato delle persone molto arroganti, che prima dicono di non capire niente, e dopo non gli va bene niente. Dunque, effettivamente dopo si capisce che sono veramente sordi, e lrsquo;arroganza egrave; un metodo di difesa dovuta allrsquo;ignoranza stessa. Questi sono i capisaldi del mio metodo di lavoro.
Crsquo;egrave; un secondo momento in cui, prima di orchestrare e di andare in sala di registrazione, io chiamo il regista e gli faccio sentire, anche al pianoforte, i temi principali, le idee principali, ecc. In generale il regista si trova drsquo;accordo, perograve; qualche volta succede che entra in crisi, percheacute; lui pensava che la musica doveva esserehellip; [qualcosa di diverso, ndr]. In quel caso io preferisco rinunciare: ripensare la musica di un film provando a smontare quello che ho pensato e a rimontare quello che dovrei egrave; un lavoro che ho fatto qualche volta, quando ero molto piugrave; giovane, ma che adesso non voglio fare piugrave;.
Perograve; non egrave; che questo provoca in me frustrazione o angoscia, neacute; una specie di rabbia o di senso di impotenza, oppure di superioritagrave;, rispetto al regista. Io considero che il regista egrave; la p...</itunes:summary>
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		<itunes:author>filippo@caggiani.it</itunes:author>
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		<title>La leggenda del pianista nel furgone &#8211; Intervista a Stefano Cortese</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 16:32:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo</dc:creator>
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L&#8217;idea che un musicista di strada possa spostarsi di piazza in piazza prediligendo uno strumento come il pianoforte acustico ad una più comoda fisarmonica, ad una tastiera o anche alla più blasonata chitarra può apparire ai più una pensata quantomeno bizzarra. Certamente non è sembrata una cosa strana a Stefano Cortese, secondo cui il rapporto [...]


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<p><a title="Il pianista nel furgone.jpg by misterfunk_74, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/66763479@N00/3263551228/" target="_blank"><img class="alignleft" src="http://farm4.static.flickr.com/3517/3263551228_4c6f35d6db_m.jpg" alt="Il pianista nel furgone.jpg" width="184" height="240" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;idea che un musicista di strada possa spostarsi di piazza in piazza prediligendo uno strumento come il pianoforte acustico ad una più comoda fisarmonica, ad una tastiera o anche alla più blasonata chitarra può apparire ai più una pensata quantomeno bizzarra. Certamente non è sembrata una cosa strana a <a href="http://www.ilpianistanelfurgone.it" target="_blank">Stefano Cortese</a>, secondo cui il rapporto con il proprio strumento viene al di sopra di qualsiasi altra cosa, e non conosce barriere logistiche.<br />
Girando per l&#8217;Italia (e oltre) con il suo strumento in un furgone, questo originale musicista ha ideato uno spettacolo che via via si è sviluppato grazie agli incontri con la gente nelle piazze. Sono nati così dei personaggi che danno vita ad uno spettacolo di cabaret musicale che ha nel rapporto con il pubblico un elemento essenziale. L&#8217;aspetto &#8220;stradarolo&#8221; e anche un po&#8217; fiabesco di questa singolare messa in scena ha dato il nome allo spettacolo &#8211; &#8220;La leggenda del pianista nel furgone&#8221; &#8211; ma ha anche stimolato la mia curiosità al punto da voler chiedere un&#8217;intervista a Stefano. Nel podcast sottostante trovate dunque l&#8217;audio della nostra chiacchierata,  in cui si parla delle sue giornate da musicista di strada, di come sono nati i suoi personaggi, e di come si organizza per il trasporto del pianoforte.<br />
L&#8217;intervista è stata realizzata a Matera lo scorso luglio, e pubblicata solo ora per via di <a href="http://www.caggiani.it/blog/2009/01/12/blog-hackerato-blog-ripristinato/">un problema</a> che questo blog ha avuto nel frattempo con un hacker.<br />
Buon ascolto!
</p>
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		<itunes:summary>L'idea che un musicista di strada possa spostarsi di piazza in piazza prediligendo uno strumento come il pianoforte acustico ad una piugrave; comoda fisarmonica, ad una tastiera o anche alla piugrave; blasonata chitarra puograve; apparire ai piugrave; una pensata quantomeno bizzarra. Certamente non egrave; sembrata una cosa strana a Stefano Cortese, secondo cui il rapporto con il proprio strumento viene al di sopra di qualsiasi altra cosa, e non conosce barriere logistiche.
Girando per l'Italia (e oltre) con il suo strumento in un furgone, questo originale musicista ha ideato uno spettacolo che via via si egrave; sviluppato grazie agli incontri con la gente nelle piazze. Sono nati cosigrave; dei personaggi che danno vita ad uno spettacolo di cabaret musicale che ha nel rapporto con il pubblico un elemento essenziale. L'aspetto "stradarolo" e anche un po' fiabesco di questa singolare messa in scena ha dato il nome allo spettacolo - "La leggenda del pianista nel furgone" - ma ha anche stimolato la mia curiositagrave; al punto da voler chiedere un'intervista a Stefano. Nel podcast sottostante trovate dunque l'audio della nostra chiacchierata,  in cui si parla delle sue giornate da musicista di strada, di come sono nati i suoi personaggi, e di come si organizza per il trasporto del pianoforte.
L'intervista egrave; stata realizzata a Matera lo scorso luglio, e pubblicata solo ora per via di un problema che questo blog ha avuto nel frattempo con un hacker.
Buon ascolto!



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		<itunes:keywords>Interviste,(podcast),,Polonia,muzyczna,,Segnalazioni</itunes:keywords>
		<itunes:author>filippo@caggiani.it</itunes:author>
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		<title>Intervista a Paolo Fresu</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jul 2007 21:57:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In certe situazioni ha ancora senso parlare di &#8220;generi musicali&#8221;? Me lo chiedevo ieri, mentre assistivo ad un bel concerto di Paolo Fresu, in trio con Dhafer Youssef (oud e voce) ed Eivind Aarset (chitarra elettrica). Sapendo che Paolo Fresu è un trombettista jazz sarebbe logico, almeno in teoria, aspettarsi un concerto jazz. I musicisti, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><!--:it-->In certe situazioni ha ancora senso parlare di &#8220;generi musicali&#8221;? Me lo chiedevo ieri, mentre assistivo ad un bel concerto di <a href="http://www.paolofresu.it/" target="_blank" >Paolo Fresu</a>, in trio con <a href="http://www.dhaferyoussef.com/" target="_blank" >Dhafer Youssef</a> (oud e voce) ed <a href="http://www.alwaysontherun.net/eivind.htm" target="_blank" >Eivind Aarset</a> (chitarra elettrica). Sapendo che Paolo Fresu è un trombettista jazz sarebbe logico, almeno in teoria, aspettarsi un concerto jazz. I musicisti, però, ne sanno sempre una in più del pubblico (anche più di una, in realtà&#8230;), ed ecco che il trio di ieri sera si è esibito in un concerto che era molto più che jazz, visto che l&#8217;incontro fra i tre includeva anche suggestioni etniche (Youssef è tunisino) ed elettrico/elettroniche, per creare un corpo sonoro leggero e dalla forma libera, il cui unico limite era solo la fantasia (peraltro assai vasta) del trio.<br />
La particolarità del concerto, organizzato dal <a href="http://www.policorojazzfest.it/" target="_blank" >Policoro Jazz Fest</a>, è stata legata anche alla bellezza del luogo: l&#8217;<a href="http://www.energybeachbar.com/" target="_blank" >Energy Beach Bar</a> di Montegiordano Marina (CS), con il palcoscenico collocato in modo da offre agli spettatori la vista del mare dietro ai musicisti. Alla fine del concerto ho avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con Paolo Fresu, per la seconda volta a distanza di circa tre anni (la documentazione &#8211; recensione e intervista audio &#8211; sul primo incontro è <a href="http://www.caggiani.it/articoli_gazzetta.htm">qui</a>, insieme ad altre cose fatte in passato).<br />
Stavolta si è parlato soprattutto del momento legato alla composizione dei brani. Vi invito dunque all&#8217;ascolto del poscast, che trovate qui di seguito.<!--:--></p>


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		<itunes:summary>In certe situazioni ha ancora senso parlare di "generi musicali"? Me lo chiedevo ieri, mentre assistivo ad un bel concerto di Paolo Fresu, in trio con Dhafer Youssef (oud e voce) ed Eivind Aarset (chitarra elettrica). Sapendo che Paolo Fresu egrave; un trombettista jazz sarebbe logico, almeno in teoria, aspettarsi un concerto jazz. I musicisti, perograve;, ne sanno sempre una in piugrave; del pubblico (anche piugrave; di una, in realtagrave;...), ed ecco che il trio di ieri sera si egrave; esibito in un concerto che era molto piugrave; che jazz, visto che l'incontro fra i tre includeva anche suggestioni etniche (Youssef egrave; tunisino) ed elettrico/elettroniche, per creare un corpo sonoro leggero e dalla forma libera, il cui unico limite era solo la fantasia (peraltro assai vasta) del trio.
La particolaritagrave; del concerto, organizzato dal Policoro Jazz Fest, egrave; stata legata anche alla bellezza del luogo: l'Energy Beach Bar di Montegiordano Marina (CS), con il palcoscenico collocato in modo da offre agli spettatori la vista del mare dietro ai musicisti. Alla fine del concerto ho avuto la possibilitagrave; di scambiare quattro chiacchiere con Paolo Fresu, per la seconda volta a distanza di circa tre anni (la documentazione - recensione e intervista audio - sul primo incontro egrave; qui, insieme ad altre cose fatte in passato). 
Stavolta si egrave; parlato soprattutto del momento legato alla composizione dei brani. Vi invito dunque all'ascolto del poscast, che trovate qui di seguito.

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Intervista a Enrico Pieranunzi
Nel silenzio di una notte#8230; Paolo Fresu.
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		<title>Intervista a Vincenzo Mollica</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jul 2007 11:48:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri sera ho avuto l&#8217;occasione di incontrare il noto giornalista di spettacolo del TG1 Vincenzo Mollica, che si trovava a Matera come ospite del festival CinemadaMare per presentare il documentario &#8220;Bella gente stasera in Paradiso&#8221; (a cura dello stesso Mollica e di Antonello Sarno, con la collaborazione di Maurizio Costanzo).
Nel corso dell&#8217;intervista che ho potuto [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--:it-->Ieri sera ho avuto l&#8217;occasione di incontrare il noto giornalista di spettacolo del TG1 <a href="http://www.mollica.rai.it/" target="_blank" >Vincenzo Mollica</a>, che si trovava a Matera come ospite del festival <a href="http://www.cinemadamare.it/" target="_blank" >CinemadaMare</a> per presentare il documentario &#8220;Bella gente stasera in Paradiso&#8221; (a cura dello stesso Mollica e di Antonello Sarno, con la collaborazione di Maurizio Costanzo).<br />
Nel corso dell&#8217;intervista che ho potuto fargli, si parla della differenza tra il ruolo del critico musicale e quello del cronista, dei rapporti con gli artisti, e del lavoro di giornalista che &#8211; nonostante tutte le difficoltà &#8211; è &#8220;il mestiere più bello del mondo&#8221;.<br />
Il podcast che vi propongo è solo una parte dell&#8217;intervista (che verrà utilizzata, completa, per un&#8217;altra circostanza), e purtroppo la qualità audio soffre dei rumori di sottofondo del ristorante in cui si è svolto l&#8217;incontro (c&#8217;era persino il pianobar&#8230;), con una conseguente distorsione delle voci. In ogni caso, penso che sia comunque godibile e vi invito perciò al suo ascolto.<!--:--></p>


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		<itunes:summary>Ieri sera ho avuto l'occasione di incontrare il noto giornalista di spettacolo del TG1 Vincenzo Mollica, che si trovava a Matera come ospite del festival CinemadaMare per presentare il documentario "Bella gente stasera in Paradiso" (a cura dello stesso Mollica e di Antonello Sarno, con la collaborazione di Maurizio Costanzo).
Nel corso dell'intervista che ho potuto fargli, si parla della differenza tra il ruolo del critico musicale e quello del cronista, dei rapporti con gli artisti, e del lavoro di giornalista che - nonostante tutte le difficoltagrave; - egrave; "il mestiere piugrave; bello del mondo".
Il podcast che vi propongo egrave; solo una parte dell'intervista (che verragrave; utilizzata, completa, per un'altra circostanza), e purtroppo la qualitagrave; audio soffre dei rumori di sottofondo del ristorante in cui si egrave; svolto l'incontro (c'era persino il pianobar...), con una conseguente distorsione delle voci. In ogni caso, penso che sia comunque godibile e vi invito perciograve; al suo ascolto.

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		<title>Intervista ai Tenores di Bitti &#8220;Mialinu Pira&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jul 2007 21:44:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri sera ho assistito ad un concerto dei Tenores di Bitti &#8220;Mialinu Pira&#8221;, che hanno eseguito con la tipica polivocalità del canto a tenore alcune musiche tradizionali della Sardegna, sia sacre che profane. Il concerto, organizzato dal Festival Duni e dalla Polifonica Materana &#8220;Pierluigi da Palestrina&#8221;, si è tenuto a Matera nel suggestivo chiostro de [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><!--:it-->Ieri sera ho assistito ad un concerto dei <a href="http://www.tenoresdibitti.com/" target="_blank" >Tenores di Bitti &#8220;Mialinu Pira&#8221;</a>, che hanno eseguito con la tipica polivocalità del <em>canto a tenore</em> alcune musiche tradizionali della Sardegna, sia sacre che profane. Il concerto, organizzato dal <a href="http://www.festivalduni.it/" target="_blank" >Festival Duni</a> e dalla <a href="http://www.polifonicamaterana.it/" target="_blank" >Polifonica Materana &#8220;Pierluigi da Palestrina&#8221;</a>, si è tenuto a Matera nel suggestivo chiostro de &#8220;<a href="http://www.lemonacelle.it/" target="_blank" >Le Monacelle</a>&#8220;.<br />
Prima di invitarvi all&#8217;ascolto dell&#8217;intervista ai Tenores, vorrei fornire alcune informazioni su questo stile vocale così particolare facendo uso delle parole di un mio illustre maestro, l&#8217;etnomusicologo <a href="http://www.edscuola.com/archivio/interlinea/roberto_leydi.htm" target="_blank">Roberto Leydi</a>. A proposito del canto a tenore della Barbagia, ognuno dei quattro cantori che formano il complesso polivocale viene descritto per il suo ruolo: «Il primo di essi, <em>sa boghe</em>, [...] declama e canta le sillabe con uno stile di emissione di voce &#8220;tremolato&#8221;, si tratta di una &#8220;declamazione sillabica&#8221;. [...] Non appena l&#8217;&#8221;esposizione&#8221; del canto è terminata &#8211; e la sua durata è legata al testo verbale, al suo significato e all&#8217;emozione provata &#8211; il primo cantore tace e sulla sua ultima nota intervengono le altre tre voci. Di queste, la prima è di registro basso, ed il cantore è infatti definito <em>su bassu</em>: egli emette una voce di gola, rauca e cavernosa, dal timbro metallico, dal suono duro, continuo, una successione di note rapide e violente, che fa di base agli altri due cantori. Questi, <em>sa mesa boghe</em> e <em>sa contra</em>, emettono un&#8217;altra serie di suoni che si configurano in un rapporto armonico con la voce del <em>su bassu</em>, un rapporto di terza-quinta o di quarta-sesta. [...] Le tre voci non ripetono nessuna parola declamata dalla <em>boghe</em>, ma fondano il loro blocco ritmico sulla scansione di alcune combinazioni sillabiche tradizionali: &#8220;ba-ri-llà&#8221;, &#8220;bim-ba-rà&#8221;, &#8220;bim-bo-rò&#8221;, ecc. Conclusasi questa parte ritmica, la voce sola riprende la sua declamazione sillabica, per essere nuovamente interrotta dalle tre voci, e così di seguito» (1).<br />
Nell&#8217;intervista, anticipata e seguita da brevi esempi musicali, intervengono, nell&#8217;ordine: Omar Bandinu (<em>bassu</em>), Marco Serra (<em>contra</em>), Dino Ruiu (<em>oche</em> e <em>mesu oche</em>) e Bachisio Pira (<em>oche</em> e <em>mesu oche</em>). I nomi in dialetto delle voci sono leggermente diversi da quelli già citati perché Leydi si riferiva a quelli in uso ad Orgosolo.<br />
Per l&#8217;ascolto del podcast, come di consueto, basta premere &#8220;play&#8221; sul lettore multimediale alla fine di questo testo.</p>
<p>(1) &#8211; LEYDI ROBERTO, libretto allegato al disco <em>Italia vol.1. I balli, gli strumenti, i canti religiosi </em>, Albatros VPA 8082, 1970, p. 10.<!--:--></p>


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		<itunes:summary>Ieri sera ho assistito ad un concerto dei Tenores di Bitti "Mialinu Pira", che hanno eseguito con la tipica polivocalitagrave; del canto a tenore alcune musiche tradizionali della Sardegna, sia sacre che profane. Il concerto, organizzato dal Festival Duni e dalla Polifonica Materana "Pierluigi da Palestrina", si egrave; tenuto a Matera nel suggestivo chiostro de "Le Monacelle".
Prima di invitarvi all'ascolto dell'intervista ai Tenores, vorrei fornire alcune informazioni su questo stile vocale cosigrave; particolare facendo uso delle parole di un mio illustre maestro, l'etnomusicologo Roberto Leydi. A proposito del canto a tenore della Barbagia, ognuno dei quattro cantori che formano il complesso polivocale viene descritto per il suo ruolo: laquo;Il primo di essi, sa boghe, [...] declama e canta le sillabe con uno stile di emissione di voce "tremolato", si tratta di una "declamazione sillabica". [...] Non appena l'"esposizione" del canto egrave; terminata - e la sua durata egrave; legata al testo verbale, al suo significato e all'emozione provata - il primo cantore tace e sulla sua ultima nota intervengono le altre tre voci. Di queste, la prima egrave; di registro basso, ed il cantore egrave; infatti definito su bassu: egli emette una voce di gola, rauca e cavernosa, dal timbro metallico, dal suono duro, continuo, una successione di note rapide e violente, che fa di base agli altri due cantori. Questi, sa mesa boghe e sa contra, emettono un'altra serie di suoni che si configurano in un rapporto armonico con la voce del su bassu, un rapporto di terza-quinta o di quarta-sesta. [...] Le tre voci non ripetono nessuna parola declamata dalla boghe, ma fondano il loro blocco ritmico sulla scansione di alcune combinazioni sillabiche tradizionali: "ba-ri-llagrave;", "bim-ba-ragrave;", "bim-bo-rograve;", ecc. Conclusasi questa parte ritmica, la voce sola riprende la sua declamazione sillabica, per essere nuovamente interrotta dalle tre voci, e cosigrave; di seguitoraquo; (1).
Nell'intervista, anticipata e seguita da brevi esempi musicali, intervengono, nell'ordine: Omar Bandinu (bassu), Marco Serra (contra), Dino Ruiu (oche e mesu oche) e Bachisio Pira (oche e mesu oche). I nomi in dialetto delle voci sono leggermente diversi da quelli giagrave; citati percheacute; Leydi si riferiva a quelli in uso ad Orgosolo.
Per l'ascolto del podcast, come di consueto, basta premere "play" sul lettore multimediale alla fine di questo testo.

(1) - LEYDI ROBERTO, libretto allegato al disco Italia vol.1. I balli, gli strumenti, i canti religiosi , Albatros VPA 8082, 1970, p. 10.

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		<title>Intervista a Roy Paci</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jul 2007 18:13:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roy Paci sta promuovendo un&#8217;iniziativa che penso possa interessare a molti musicisti, e che dunque voglio segnalare.
Esiste un paesino in provincia di Campobasso che fino a non molto tempo fa si stava spopolando e i cui abitanti erano prevalentemente anziani. Il paesino si chiama Provvidenti, ed oggi è la città della musica: infatti le case [...]


Non ci sono articoli correlati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--:it-->Roy Paci sta promuovendo un&#8217;iniziativa che penso possa interessare a molti musicisti, e che dunque voglio segnalare.<br />
Esiste un paesino in provincia di Campobasso che fino a non molto tempo fa si stava spopolando e i cui abitanti erano prevalentemente anziani. Il paesino si chiama Provvidenti, ed oggi è la città della musica: infatti le case abbandonate sono state occupate da un gruppo di giovani musicisti che ora vive fianco a fianco con gli anziani, contenti di vedere finalmente un po&#8217; di movimento. I musicisti vivono lì gratuitamente e hanno a disposizione spazi e strutture per produrre la loro musica.<br />
L&#8217;iniziativa, promossa dall&#8217;agenzia <a href="http://www.komartmusic.com/" target="_blank" >KomArt</a>, ha coinvolto <a href="http://www.roypaci.it/" target="_blank" >Roy Paci</a> come testimonial, e ha avuto vasta promozione grazie ad un servizio realizzato dal programma televisivo Le Iene (guarda <a href="http://www.iene.mediaset.it/video/video_2609.shtml" target="_blank" >il video</a>).<br />
Nei giorni scorsi Roy Paci ha suonato a Matera insieme alla Lucanian Big Band, in un concerto organizzato dall&#8217;associazione <a href="http://www.jazzing.it/" target="_blank" >Jazzing</a>, dunque ne ho approfittato per chiedergli qualche informazione in più a proposito di questa bella iniziativa. Se qualcuno fosse interessato ad essere ospitato dalla comunità di musicisti, può visitare il sito indicato da Roy durante l&#8217;intervista: <a href="http://www.4ventilive.com/" target="_blank" >www.4ventilive.com</a>. Intanto, vi invito ad ascoltare direttamente dalla voce di Roy Paci cosa succede quotidianamente in quel paese rivoluzionato dall&#8217;arrivo dei musicisti.<!--:--></p>


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		<itunes:subtitle>Roy Paci sta promuovendo un'iniziativa che penso possa interessare a molti musicisti, e che dunque voglio segnalare. 
Esiste un paesino in provincia di Campobasso che ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Roy Paci sta promuovendo un'iniziativa che penso possa interessare a molti musicisti, e che dunque voglio segnalare. 
Esiste un paesino in provincia di Campobasso che fino a non molto tempo fa si stava spopolando e i cui abitanti erano prevalentemente anziani. Il paesino si chiama Provvidenti, ed oggi egrave; la cittagrave; della musica: infatti le case abbandonate sono state occupate da un gruppo di giovani musicisti che ora vive fianco a fianco con gli anziani, contenti di vedere finalmente un po' di movimento. I musicisti vivono ligrave; gratuitamente e hanno a disposizione spazi e strutture per produrre la loro musica. 
L'iniziativa, promossa dall'agenzia KomArt, ha coinvolto Roy Paci come testimonial, e ha avuto vasta promozione grazie ad un servizio realizzato dal programma televisivo Le Iene (guarda il video).
Nei giorni scorsi Roy Paci ha suonato a Matera insieme alla Lucanian Big Band, in un concerto organizzato dall'associazione Jazzing, dunque ne ho approfittato per chiedergli qualche informazione in piugrave; a proposito di questa bella iniziativa. Se qualcuno fosse interessato ad essere ospitato dalla comunitagrave; di musicisti, puograve; visitare il sito indicato da Roy durante l'intervista: www.4ventilive.com. Intanto, vi invito ad ascoltare direttamente dalla voce di Roy Paci cosa succede quotidianamente in quel paese rivoluzionato dall'arrivo dei musicisti.

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		<title>Intervista a Enrico Pieranunzi</title>
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		<pubDate>Thu, 31 May 2007 20:10:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con molti mesi di ritardo pubblico oggi un&#8217;intervista a Enrico Pieranunzi realizzata lo scorso novembre, in occasione di uno splendido concerto che il grande pianista romano ha tenuto alla Saalbau di Francoforte.
In quella circostanza suonava in trio con Luca Bulgarelli (che sostituiva Pietro Ciancaglia al contrabbasso) e Walter Paoli (batteria), e chiaramente non mi sono [...]


Non ci sono articoli correlati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--:it-->Con molti mesi di ritardo pubblico oggi un&#8217;intervista a Enrico Pieranunzi realizzata lo scorso novembre, in occasione di uno splendido concerto che il grande pianista romano ha tenuto alla Saalbau di Francoforte.<br />
In quella circostanza suonava in trio con Luca Bulgarelli (che sostituiva Pietro Ciancaglia al contrabbasso) e Walter Paoli (batteria), e chiaramente non mi sono lasciato scappare l&#8217;opportunità di andarlo a sentire e di scambiare quattro chiacchiere a fine concerto. Oltretutto, vivendo in quel periodo a Francoforte da alcuni mesi, c&#8217;era in più anche una motivazione di orgogliosa italianità che (nonostante tutto) spuntava fuori di fronte al talento di un artista del genere. L&#8217;intervista, dunque, si è svolta toccando temi &#8220;europei&#8221;, paragonando il jazz nostrano a quello internazionale.<br />
Una nota va fatta a proposito della qualità dell&#8217;audio, che purtroppo non è molto buona a causa di alcune interferenze elettriche e che mi ha fatto titubare fino ad ora sull&#8217;opportunità o meno della pubblicazione. Alla fine ho pensato che comunque sarebbe stato un peccato non utilizzare un documento del genere, e dunque eccolo qua. Nel frattempo, però, ho aggiornato la mia attrezzatura audio e le prossime registrazioni saranno cristalline&#8230;<!--:--></p>


<p>Non ci sono articoli correlati.</p>]]></content:encoded>
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		<itunes:subtitle>Con molti mesi di ritardo pubblico oggi un'intervista a Enrico Pieranunzi realizzata lo scorso novembre, in occasione di uno splendido concerto che il grande pianista ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Con molti mesi di ritardo pubblico oggi un'intervista a Enrico Pieranunzi realizzata lo scorso novembre, in occasione di uno splendido concerto che il grande pianista romano ha tenuto alla Saalbau di Francoforte.
In quella circostanza suonava in trio con Luca Bulgarelli (che sostituiva Pietro Ciancaglia al contrabbasso) e Walter Paoli (batteria), e chiaramente non mi sono lasciato scappare l'opportunitagrave; di andarlo a sentire e di scambiare quattro chiacchiere a fine concerto. Oltretutto, vivendo in quel periodo a Francoforte da alcuni mesi, c'era in piugrave; anche una motivazione di orgogliosa italianitagrave; che (nonostante tutto) spuntava fuori di fronte al talento di un artista del genere. L'intervista, dunque, si egrave; svolta toccando temi "europei", paragonando il jazz nostrano a quello internazionale.
Una nota va fatta a proposito della qualitagrave; dell'audio, che purtroppo non egrave; molto buona a causa di alcune interferenze elettriche e che mi ha fatto titubare fino ad ora sull'opportunitagrave; o meno della pubblicazione. Alla fine ho pensato che comunque sarebbe stato un peccato non utilizzare un documento del genere, e dunque eccolo qua. Nel frattempo, perograve;, ho aggiornato la mia attrezzatura audio e le prossime registrazioni saranno cristalline...

Non ci sono articoli correlati.</itunes:summary>
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		<title>Intervista a Nick the Nightfly</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jun 2006 23:08:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per il terzo episodio di questo podcast vi propongo l&#8217;intervista a Nick the Nightfly che ho realizzato alcuni giorni fa in occasione del Terni in Jazz Fest#6. In quella circostanza il celebre DJ si è esibito come cantante alla guida della Montecarlo Nights Orchestra, con un repertorio di standards. Chi lo conosce da tempo saprà [...]


Non ci sono articoli correlati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--:it-->Per il terzo episodio di questo podcast vi propongo l&#8217;intervista a Nick the Nightfly che ho realizzato alcuni giorni fa in occasione del <a href="http://terniinjazz.com/" target="_blank">Terni in Jazz Fest#6</a>. In quella circostanza il celebre DJ si è esibito come cantante alla guida della Montecarlo Nights Orchestra, con un repertorio di standards. Chi lo conosce da tempo saprà che i suoi esordi non sono legati alla radio, ma all&#8217;attività di musicista. Per tutti gli altri, invece, sentirlo in veste di cantante può essere una sorpresa, dunque sentiamo cos&#8217;ha da dire a proposito&#8230;<!--:--></p>


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		<title>Intervista a Samuele Bersani</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jun 2006 19:02:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Più che di una intervista vera e propria si tratta di una intervista &#8220;bonsai&#8221; (come direbbe Iacchetti), vista la brevità. Ieri sera Bersani era alla Feltrinelli di Bari per presentare il suo nuovo CD e fare quattro chiacchiere con i suoi fans. Alla fine, nonostante avesse firmato una quantità impressionante di autografi, si è prestato a rispondere alle tre domande-lampo [...]


Non ci sono articoli correlati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--:it-->Più che di una intervista vera e propria si tratta di una intervista &#8220;bonsai&#8221; (come direbbe Iacchetti), vista la brevità. Ieri sera Bersani era alla Feltrinelli di Bari per presentare il suo nuovo CD e fare quattro chiacchiere con i suoi fans. Alla fine, nonostante avesse firmato una quantità impressionante di autografi, si è prestato a rispondere alle tre domande-lampo che gli ho posto. Conoscevo la sua passione per l&#8217;accoppiata iPod-Mac e accessori, infatti ho notato una certa simpatia nei miei confronti quando gli ho detto che l&#8217;intervista era per il mio podcast. Eccola qui: breve ma buona (almeno, così mi auguro).<!--:--></p>


<p>Non ci sono articoli correlati.</p>]]></content:encoded>
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		<itunes:summary>Piugrave; che di una intervista vera e propria si tratta di una intervista "bonsai" (come direbbe Iacchetti), vista la brevitagrave;. Ieri seranbsp;Bersani era alla Feltrinelli di Bari per presentare il suo nuovonbsp;CD e fare quattro chiacchiere con i suoi fans. Alla fine, nonostante avessenbsp;firmato una quantitagrave; impressionante di autografi,nbsp;si egrave; prestato anbsp;rispondere alle tre domande-lampo che glinbsp;ho posto. Conoscevo la sua passione per l'accoppiata iPod-Macnbsp;e accessori,nbsp;infatti ho notato una certa simpatia nei miei confronti quando gli ho detto che l'intervista era per il mio podcast.nbsp;Eccola qui: breve ma buona (almeno, cosigrave; mi auguro).

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