Durante la mia meravigliosa esperienza portoghese di due anni fa, un nuovo modo di concepire la musica si è imposto alla mia attenzione. Lontano da ogni logica commerciale, ho potuto scoprire – e vivere – un contesto in cui l’esperienza musicale viene vissuta con gioia profonda, in cui i musicisti instaurano un rapporto di dialogo continuo con il pubblico, che partecipa spesso manifestando questa gioia attraverso il ballo.
Nel nord del Portogallo – e precisamente nei dintorni di Aveiro, ad Águeda, dove io risiedevo – c’è un gruppo di musica tradizionale che è protagonista del contesto appena descritto, e che fa di ogni concerto una vera e propria festa. Il gruppo si chiama Toques do Caramulo, e se oggi ne parlo è perché ha da poco inaugurato la sua pagina su MySpace, da cui si possono ascoltare alcuni brani. Luís Fernandes e i suoi sanno come rinnovare l’attenzione per la tradizione, che trattano sempre con grande rispetto, attraverso interpretazioni ricche di brio e di ironia. Lo spirito del popolo portoghese trova in quella musica del nord una delle sue più vere espressioni, anche se in un modo assai diverso dal più conosciuto fado, tipico invece di Lisbona. Vi consiglio caldamente di ascoltarli, anche se il semplice ascolto può solo fare intuire l’atmosfera di festa che ogni volta sono capaci di creare dal vivo.
Per me, invece, la loro musica è un bellissimo ricordo del periodo trascorso come volontario nell’associazione culturale D’Orfeu; la colonna sonora di un periodo indimenticabile.
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Domani mattina si riparte per l’Italia. Uno strano senso di malinconia si sta facendo sentire, già qualche giorno, mescolandosi in modo curioso con la voglia di rivedere i miei amici più cari. Ciò che più ricorderò di questa meravigliosa esperienza sono i numerosi incontri con gli altri volontari provenienti da varie parti d’Europa. L’ombelico del mondo era lì, ogni volta, ad ogni festa.
Obrigado por todo. Até já!
Le feste, qui, sono qualcosa di speciale. Ieri sera, dopo il seminario di D’Orfeu sul tema “Arte e educazione” ci siamo riuniti tutti (volontari, amici dell’associazione e relatori) nel Bard’O , ovvero il bar di D’Orfeu. Un ringraziamento per la serata davvero riuscita va fatto a Toni, il barista, per saper creare sempre la giusta “atmosfera” con litri e litri della sua favolosa sangria e con l’ottima selezione musicale. Con questi ingredienti nessuno riesce a trattenersi dal ballare, compreso me per cui le danze popolari sono un mistero bulgaro. Ma in serate come quella di ieri può anche capitare di sentirsi dire: “Sono felice di averti conosciuto, anche se non ti conosco bene”, e allora davvero un’esperienza come quella che sto vivendo qui, in Portogallo, assume un significato veramente speciale.
Grazie.
“Sì, vabbè, ma tu che ci stai a fare esattamente in Portogallo?”, si chiederà qualcuno (o forse no?). D’accordo, sveliamo l’arcano. Finora non ne ho parlato un po’ per pudore, e un po’ per scaramanzia. Ora, però, posso cominciare a dire qualcosa, perché il mio progetto sta cominciando a prendere forma concretamente. Ciò su cui sto lavorando è uno scambio di musicisti tra l’Italia e il Portogallo. Sto invitando qui alcuni musicisti italiani (anche piuttosto famosi) per fare dei concerti e, soprattutto, per registrare un CD che verrà distribuito come allegato ad una rivista di jazz portoghese. Il direttore di questa rivista è venuto l’altro giorno a visitare l’associazione e lo studio di registrazione (sempre di D’Orfeu) ed rimasto molto soddisfatto. I musicisti ci stanno… e allora… MUSICA!
Ieri ero a Lisbona per assistere ad un concerto di Woody Allen che, come è noto, si trastulla spesso a suonare il clarinetto in una orchestrina dixieland. Niente male, devo dire. I musicisti erano bravi e lui, pur non essendo una cima, se la cavava abbastanza bene, usando spesso l’ironia di un suono assai ridicolo (un vibrato simile al verso di una papera) che riusciva a cavare fuori dal suo strumento. Al di là del concerto in sé, la cosa che mi ha stimolato è stata la possibilità di presentarmi come inviato per Drome, dunque con il privilegio giornalistico di potere eventualmente chiedere una intervista al grande cineasta. Ovviamente un personaggio del genere non è così facilmente avvicinabile, ma un sogno non costa nulla. Come era prevedibile, nonostante la presenza delle maggiori testate giornalistiche del Portogallo (era l’unica tappa nazionale), Woody Allen non ha concesso alcuna intervista. A nessuno. Eppure, un viaggio mentale può pagare tutti gli sforzi di uno fisico.
Tra “fughe” culturali quasi quotidiane, feste, tante persone conosciute e qualche piccolo viaggio, questo primo mese in Portogallo è filato liscio come l’olio. A parte il freddo cronico che c’è in casa, tutto il resto è estremamente stimolante. In questi giorni, ad esempio, si sta cercando di mettere in piedi il giornalino di D’Orfeu (che avrà il nome di “Feuzine”), grazie principalmente all’impegno di Lea, che in associazione si occupa di grafica e del sito internet. L’idea di scrivere articoli in portoghese mi piace tantissimo, ed è un ottimo modo per esercitarsi con la lingua. Scriverò qualcosa sull’improvvisazione, in vista dei concerti di febbraio che saranno incentrati proprio su questo tema. Poi, chissà che non ci prenda gusto, a scrivere in una lingua straniera…
Vivere lontano da casa, condividendo un appartamento (una villa, nel mio caso) con altri ragazzi ha i suoi vantaggi per ciò che riguarda la libertà, ma ha anche diversi aspetti meno allettanti. Già lo sapevo per aver vissuto per tanto tempo da solo a Bologna, ma ieri questa terribile verità si è ripresentata in tutta la sua evidenza nei momenti cruciali del pranzo e della cena.
Preso dalla voglia di un bel piatto di wurstel e patate, mi sono messo al lavoro e dopo aver preparato il tutto (con porzioni assai generose per me e i miei poveri coinquilini) ho messo il tegame nel forno. Mia madre mi ha insegnato che bastano circa venti minuti/mezz’ora perché tutto sia pronto… Macchè! Dopo tre quarti d’ora le patate erano ancora crude. Eppure non si poteva aspettare più, perché da lì a poco c’era l’incontro di animazione per i ragazzi portatori di handicap di Cerciag (una cooperativa di educazione e riabilitazione). Beh, per non rimanere a digiuno abbiamo avuto il coraggio (ce ne voleva…) di mangiarle comunque. La sera, a cena, abbiamo avuto ospiti. Le ragazze hanno preparato delle zucchine ripiene, sempre al forno… con l’aggiunta delle patate avanzate a pranzo! Misteriosamente dopo pochi minuti tutti si sono alzati dalla tavola.
Comunque, siamo giunti alla conclusione che il forno, evidentemente, ha dei problemi. Oggi, a pranzo, erano avanzate ancora delle zucchine, che la pigrizia di preparare qualcos’altro ci ha fatto mangiare comunque. Però, alla fine, io e il mio amico Gaetano siamo scappati in pasticceria a rincuorarci con delle pastel de nata (tipici dolci portoghesi alla crema). Ma che tristezza!
Sono tornato ieri da una prima visita a Lisbona: quattro giorni bastano appena per avere una prima idea della città, dunque voglio visitarla nuovamente. C’è qualcosa che ricorda Roma e, in generale, le grandi città del sud. Trafficata, caotica, un po’ sporca ma anche estremamente viva e colorata. Mi ha solo un po’ deluso Bairro Alto, il quartiere notturno. I locali sono abbastanza poveri se non addirittura squallidi (in alcuni casi). Incredibile a dirsi, ma da questo punto di vista Matera batte Lisbona (se non in quantità, almeno in qualità). Per il resto, la città è splendida.
Pensando che la lingua portoghese potesse essere in qualche modo simile all’italiano, ho avuto una ferma smentita nel momento in cui mi sono accorto che delle conversazioni con gli “indigeni” riesco a capire solo una minima parte senza ricorrere a strani segni o all’inglese (che per fortuna mi salva). Alla fine, comunque, ci si capisce, ma e’ molto meno agevole di come pensavo. Dopo l’incontro preliminare di ieri con l’insegnante di portoghese (olá Ondina) oggi c’è stata la prima lezione effettiva, con libro ed esercizi da svolgere. Tutto ciò è molto rassicurante, e l’approccio con la lingua è assai meno timoroso. Non c’è niente da fare: con una guida si cammina meglio.
Un viaggio lungo 24 ore, con diversi cambi di treno a fronte di sole tre ore di aereo, mi ha un po’ strapazzato, ma alla fine sono giunto a destinazione. Nel piccolo comune di Águeda (pronuncia: Ágda), trascorrerò i prossimi mesi grazie ad un Progetto Leonardo finanziato dalla Comunità Europea. L’associazione culturale D’Orfeu mi ospita per coinvolgermi nell’organizzazione di spettacoli musicali, teatrali, ed altre attività di forte impatto sociale. Mi sento veramente fortunato nel poter partecipare ad un progetto del genere, che mi darà la possibilità, tra le altre cose, di imparare anche la lingua portoghese. Ci riuscirò? Vedremo…
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