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	<title>Parole di musica &#187; Analisi musicali</title>
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			<title>Parole di musica</title>
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		<title>Analisi musicale de &#8220;Le ragazze dell&#8217;est&#8221;, di Claudio Baglioni</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Sep 2007 15:34:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi musicali]]></category>
		<category><![CDATA[Polonia muzyczna]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi vi propongo una analisi musicale de &#8220;Le ragazze dell&#8217;est&#8221; di Claudio Baglioni. È impossibile negarlo: qui in Polonia le ragazze hanno qualcosa di speciale, ed essendo io un grande ammiratore di Baglioni &#8211; oltre che delle ragazze suddette &#8211; non potevo che prestare nuovamente orecchio a quella canzone, che qui a Varsavia diventa particolarmente [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--:it-->Oggi vi propongo una analisi musicale de &#8220;Le ragazze dell&#8217;est&#8221; di Claudio Baglioni. È impossibile negarlo: qui in Polonia le ragazze hanno qualcosa di speciale, ed essendo io un grande ammiratore di Baglioni &#8211; oltre che delle ragazze suddette &#8211; non potevo che prestare nuovamente orecchio a quella canzone, che qui a Varsavia diventa particolarmente evocativa. Ma perché fermarsi solo all&#8217;ascolto? Perché non condividere, per una volta, le mie emozioni da ascoltatore con i lettori di questo blog? Oggi lo faccio, proponendovi una mia analisi di quella canzone in cui cerco di spiegare perché, a mio avviso, si tratta di un capolavoro.<br />
Di seguito trovate il podcast, in cui i miei commenti audio si alternano alle varie parti della canzone che di volta in volta sono prese in esame. Si tratta di un&#8217;analisi che esamina la canzone da vari punti di vista. In che modo Baglioni ha usato melodia, armonia, testo, la struttura stessa del brano, per sviluppare il suo progetto comunicativo e trasmettere all&#8217;ascoltatore un&#8217;emozione ed il senso finale della canzone? Cercare di dare una risposta a questa domanda è stato lo scopo sottinteso del mio lavoro di analisi, che spero possa essere utile a qualcuno.<br />
Più in basso riporto anche il testo della canzone, che può essere comodo tenere sott&#8217;occhio durante l&#8217;ascolto.</p>
<p></p>
<p><html><head><body><br />
<html><head><body><br />
LE RAGAZZE DELL’EST &#8211; (Claudio Baglioni)</p>
<p>(intro)</p>
<p>Nei mattini pallidi ancora imburrati di foschia<br />
risatine come monete soffiate nei caffé<br />
facce ingenue appena truccate di tenera euforia<br />
occhi chiari, laghi gemelli, occhi dolci amari</p>
<p>io le ho viste<br />
fra cemento e cupole d&#8217;oro che il vento spazza via<br />
sotto pensiline che aspettano il sole e il loro tram<br />
coprirsi bene il cuore in mezzo a sandali e vecchie camicie fantasia<br />
e a qualcuno solo e ubriaco che vomita sul mondo</p>
<p>io le ho viste portare fiori e poi fuggire via<br />
e provare a dire qualcosa in un italiano strano<br />
io le ho viste coi capelli di sabbia raccolti nei foulard<br />
e un dolore nuovo e lontano tenuto per la mano</p>
<p>io le ho viste che cantavano nei giorni brevi di un&#8217;idea<br />
e gomiti e amicizie intrecciati per una strada<br />
io le ho viste stringere le lacrime di una primavera che non venne mai<br />
volo di cicogne con ali di cera ancora io</p>
<p>le ho viste<br />
far la fila con impazienza davanti ai gelatai<br />
quando il cielo stufo d&#8217;inverno promette un po&#8217; di blu<br />
piccole regine fra statue di eroi e di operai<br />
lievi spine d&#8217;ansia nei petti rotondi e bianchi </p>
<p>io le ho viste<br />
eccitate buffe e sudate per la felicità<br />
negli alberghi dove si balla gridare l&#8217;allegria<br />
e bere birra e chiudere di fuori la solita neve e la realtà<br />
e ballare alcune tra loro e ballare e poi ballare</p>
<p>(solo)</p>
<p>le ho viste<br />
nelle sere quando son chiuse le fabbriche e le vie<br />
sulle labbra vaghi sorrisi di attesa a chissà che<br />
scrivere sui vetri ghiacciati le loro fantasie<br />
povere belle donne innamorate d&#8217;amore e della vita<br />
le ragazze dell&#8217;est<br />
</body></head></html></body></head></html><!--:--></p>
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		<itunes:subtitle>Oggi vi propongo una analisi musicale de "Le ragazze dell'est" di Claudio Baglioni. Egrave; impossibile negarlo: qui in Polonia le ragazze hanno qualcosa di speciale, ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Oggi vi propongo una analisi musicale de "Le ragazze dell'est" di Claudio Baglioni. Egrave; impossibile negarlo: qui in Polonia le ragazze hanno qualcosa di speciale, ed essendo io un grande ammiratore di Baglioni - oltre che delle ragazze suddette - non potevo che prestare nuovamente orecchio a quella canzone, che qui a Varsavia diventa particolarmente evocativa. Ma percheacute; fermarsi solo all'ascolto? Percheacute; non condividere, per una volta, le mie emozioni da ascoltatore con i lettori di questo blog? Oggi lo faccio, proponendovi una mia analisi di quella canzone in cui cerco di spiegare percheacute;, a mio avviso, si tratta di un capolavoro.
Di seguito trovate il podcast, in cui i miei commenti audio si alternano alle varie parti della canzone che di volta in volta sono prese in esame. Si tratta di un'analisi che esamina la canzone da vari punti di vista. In che modo Baglioni ha usato melodia, armonia, testo, la struttura stessa del brano, per sviluppare il suo progetto comunicativo e trasmettere all'ascoltatore un'emozione ed il senso finale della canzone? Cercare di dare una risposta a questa domanda egrave; stato lo scopo sottinteso del mio lavoro di analisi, che spero possa essere utile a qualcuno.
Piugrave; in basso riporto anche il testo della canzone, che puograve; essere comodo tenere sott'occhio durante l'ascolto.





LE RAGAZZE DELLrsquo;EST - (Claudio Baglioni)

(intro)

Nei mattini pallidi ancora imburrati di foschia 
risatine come monete soffiate nei caffeacute;
facce ingenue appena truccate di tenera euforia 
occhi chiari, laghi gemelli, occhi dolci amari

io le ho viste 
fra cemento e cupole d'oro che il vento spazza via 
sotto pensiline che aspettano il sole e il loro tram 
coprirsi bene il cuore in mezzo a sandali e vecchie camicie fantasia 
e a qualcuno solo e ubriaco che vomita sul mondo
 
io le ho viste portare fiori e poi fuggire via 
e provare a dire qualcosa in un italiano strano 
io le ho viste coi capelli di sabbia raccolti nei foulard
e un dolore nuovo e lontano tenuto per la mano

io le ho viste che cantavano nei giorni brevi di un'idea
e gomiti e amicizie intrecciati per una strada 
io le ho viste stringere le lacrime di una primavera che non venne mai 
volo di cicogne con ali di cera ancora io

le ho viste
far la fila con impazienza davanti ai gelatai 
quando il cielo stufo d'inverno promette un po' di blu 
piccole regine fra statue di eroi e di operai 
lievi spine d'ansia nei petti rotondi e bianchi 

io le ho viste 
eccitate buffe e sudate per la felicitagrave; 
negli alberghi dove si balla gridare l'allegria 
e bere birra e chiudere di fuori la solita neve e la realtagrave; 
e ballare alcune tra loro e ballare e poi ballare

(solo)

le ho viste 
nelle sere quando son chiuse le fabbriche e le vie 
sulle labbra vaghi sorrisi di attesa a chissagrave; che 
scrivere sui vetri ghiacciati le loro fantasie 
povere belle donne innamorate d'amore e della vita 
le ragazze dell'est


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50 anni di #8220;Volare#8221;. Analisi di una canzone rivoluzionaria
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		<itunes:keywords>Analisi,musicali,,Polonia,muzyczna</itunes:keywords>
		<itunes:author>filippo@caggiani.it</itunes:author>
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		<title>50 anni di &#8220;Volare&#8221;. Analisi di una canzone rivoluzionaria</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jul 2007 21:59:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricorre in questi giorni il cinquantenario della nascita di &#8220;Nel blu, dipinto di blu&#8221;, rivoluzionaria canzone nata da una grande intuizione di Franco Migliacci e Domenico Modugno nel luglio del 1957. La ricorrenza è celebrata da tutti i media e anch&#8217;io, nel mio piccolo, voglio dare il mio contributo riportando qui di seguito un estratto [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><!--:it-->Ricorre in questi giorni il cinquantenario della nascita di &#8220;Nel blu, dipinto di blu&#8221;, rivoluzionaria canzone nata da una grande intuizione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Migliacci" target="_blank" >Franco Migliacci</a> e <a href="http://www.domenicomodugno.it/" target="_blank" >Domenico Modugno</a> nel luglio del 1957. La ricorrenza è celebrata da tutti i media e anch&#8217;io, nel mio piccolo, voglio dare il mio contributo riportando qui di seguito un estratto dalla mia <a href="http://www.tesionline.it/default/tesi.asp?idt=12298" target="_blank" >tesi di laurea</a>, in cui si spiega da un punto di vista &#8220;tecnico&#8221; in cosa consiste la rivoluzione musicale di &#8220;Volare&#8221;. Buona lettura!</p>
<p><html><head><body><br />
Al festival di Sanremo del 1958, quando tutti danno per vincitrice Nilla Pizzi con <em>L’edera</em>, si presenta un cantautore che non solo vincerà il festival, ma diventerà con la sua canzone un fenomeno mondiale. Questo cantautore è Domenico Modugno (Polignano a Mare, BA, 1928-Lampedusa, AG, 1994). La canzone si chiama <em>Nel blu, dipinto di blu</em>, subito ribattezzata a furor di popolo <em>Volare</em>, e in un attimo spazza via tutti i luoghi comuni che avevano mummificato fino a quel momento la canzone italiana.<br />
Oltre alla grandezza della canzone c’è la follia dell’interprete, che azzarda un movimento ampio delle braccia quando intona il ritornello, a sottolineare il gesto del volo mentre lo racconta. Fino a quel momento i cantanti si esibivano in una immobilità pressoché assoluta, aprendo tutt’al più un braccio e <!--:--><span id="more-55"></span><!--:it-->facendolo tornare al petto per poi muovere anche l’altro. Modugno invece alla fine del secondo ritornello compie addirittura una giravolta, come se planasse. E il piede batte il ritmo.<br />
È un trionfo. L’entusiasmo in sala è incontenibile. «Il pubblico, i giornalisti, i critici tirano fuori i fazzoletti bianchi e li agitano come in una liberazione collettiva. Ed è la nascita del mito di “Mister Volare”» (1).<br />
Nonostante rappresenti un punto di svolta per la canzone italiana, Modugno non farà scuola. Dice Vecchioni: «Nessuno prese direttamente da lui. Ma tutti ne colsero lo spirito» (2), quello spirito di rinnovamento che forse era già nell’aria anche per altri motivi.</p>
<p>[<em>Omissis...</em> A questo punto la tesi prende in esame una serie di testi sulla storia della canzone italiana, soffermandosi su quello scritto da Jean Guichard, la cui metodologia offirà spunti interessanti per l'analisi della canzone di Modugno]</p>
<p>Una considerazione a parte, tra i testi che ripercorrono la storia della canzone italiana, merita il libro di Jean Guichard <em>La chanson dans la culture italienne</em> (3) che è anche un punto di riferimento costante nelle lezioni che Roberto Vecchioni tiene [teneva...] presso il DAMS di Torino (4).<br />
Ciò che differenzia questo scritto da quelli anteriormente menzionati è il maggior grado di penetrazione analitica nelle canzoni, che fornisce spesso interessanti spunti di riflessione. In particolare viene evidenziata l’origine colta della canzone, la quale ha legami più stretti con il melodramma che non con i canti popolari. Il modo più semplice di utilizzazione dell’opera consiste nell’apporre parole nuove ad un’aria celebre. Così, il coro degli schiavi del <em>Nabucco</em> diventa un canto anarchico per mezzo di Pietro Gori, che lo trasforma nell’<em>Inno del primo maggio</em>. Ancora, la canzone può avvicinarsi all’opera ricalcandone stilemi, fino al punto di proporsi come un suo “concentrato” adottandone una struttura narrativa tipica. Dalle analisi dei testi di canzoni della prima metà del secolo emerge inoltre una regolarità metrica che rafforza ancora di più questo legame; quindi Guichard parla tranquillamente di settenari, endecasillabi e schemi di rime, esattamente come farebbe per una poesia. Del resto, molti autori di canzoni avevano una formazione colta e non di rado poeti di fama vi si cimentavano; basti pensare a D’Annunzio.<br />
La svolta per la canzone italiana avviene nel 1958, con <em>Nel blu, dipinto di blu</em>, che rompe definitivamente il legame con la tradizione melodrammatica. Il merito dell’analisi di Guichard è quello di approfondire nel dettaglio i motivi di questa rottura, contrariamente a quanto fanno i testi di storia della canzone sopra menzionati.<br />
Roberto Vecchioni nelle sue dispense amplia l’analisi di Guichard facendo notare innanzitutto come la strofa sia stata preparata ad arte per sfociare nel liberatorio grido del ritornello: “<em>Volare…</em>”. La strofa, infatti, «[…] quasi accennata, senza fronzoli, senza oscillazioni tonali (parte con nove note uguali!) fa da preambolo ad un ritornello incalzante, trascinante, del tutto diverso melicamente» (5). Soprattutto, come Guichard fa notare (6), il ritmo produce movimento attraverso l’alternanza di piedi diversi nelle varie sezioni della canzone, contrariamente alla schematica monotonia della classica canzone all’italiana. Infatti l’esordio, come tutta la strofa, è caratterizzato da una serie di dattili (<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" /><img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /><img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" />): </p>
<p><html><head><body><br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" /> <img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /> &nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /> &nbsp;&nbsp;&nbsp; <img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" />  <img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /> &nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /> <img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" />&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" />&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /> <img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" /><img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" />&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" />&nbsp;&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" /><br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Penso che_un sogno così non ritorni mai più</p>
<p><html><head><body><br />
Il ritornello diventa improvvisamente giambico (<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /><img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" />), con un anapesto finale (<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /><img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /><img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" />):</p>
<p><html><head><body><br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" />&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" /> <img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /> &nbsp; <img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" /><br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Volare… oh, oh!…</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" />&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" /> <img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /> &nbsp; <img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" /> &nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" />&nbsp;&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" />&nbsp;&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /><br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;cantare… oh, oh, oh, oh!</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" />&nbsp;&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" /> &nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" />&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" /> <img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" />&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" />&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" /><br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;nel blu, dipinto di blu</p>
<p><html><head><body><br />
Lo stesso ritornello si chiude poi con una serie di soli anapesti (<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /><img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /><img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" />):</p>
<p><html><head><body><br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /><img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /><img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" /> <img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /><img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /><img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" /> <img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /><img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /><img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" /> <img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" />&nbsp;&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" />&nbsp;&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" /> <img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" />&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" />&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" />&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" />&nbsp;&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" />&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" /> <img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" />&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" />&nbsp;&nbsp;<img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" /><br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;E volavo volavo felice più_in alto del sole_ed ancora più su</p>
<p><html><head><body><br />
Vecchioni commenta dicendo che la particolarità di questa costruzione ritmica è che «[…] da un ritmo discendente (il dattilo <img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" /><img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /><img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /> della strofa), si passa ad un altro ascendente stretto (il giambo <img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /><img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" /> del ritornello), per concludere in un ascendente largo (l’anapesto <img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /><img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Breve.gif" alt="" /><img src="http://www.caggiani.it/blog/wp-images/immagini/Lunga.gif" alt="" /> del finale). […] Se a questo aggiungiamo la consapevole scelta di fonemi ripetuti (labiali nella strofa, dentali e liquide nel ritornello), riusciamo a renderci conto della pregnanza, dell’incisività, dell’equilibrismo sonoro giocato su suoni linguistici tambureggianti che restano impressi tanto quanto i contenuti» (7).<br />
Dal punto di vista più strettamente formale la svolta di Modugno consiste dunque nell’avere utilizzato «una metrica “barbara”: dei versi di 14 piedi, composti da un ottonario e da un senario (o indifferentemente da un quinario e da un verso di nove piedi, <em>tenuto conto del ritmo musicale</em> – corsivo nostro)» (8). Pur se non viene ancora esplicitato, questo significa che adesso è la musica che impone il suo ritmo al testo, contrariamente a quanto avveniva prima, quando la musica si doveva adattare ad esso.</body></head></html></body></head></html></body></head></html></body></head></html></body></head></html></body></head></html></body></head></html></p>
<p><html><head><body><br />NOTE:</p>
<p>(1) &#8211; PIRITO NINO, <em>«Cari amici vicini e lontani…»</em>, in: <em>Tu musica divina. Canzoni e storia in cento anni d’Italia</em>, Torino-Londra, Umberto Allemandi &#038; C. 1996, p. 87.</p>
<p>(2) &#8211; VECCHIONI ROBERTO, dispense per il corso di Forme della poesia per musica, corso di laurea DAMS, Facoltà di Scienze della Formazione, Università degli Studi di Torino, A.A. 2000-’01, p. 6 del capitolo dedicato all’analisi delle canzoni.</p>
<p>(3) &#8211; GUICHARD JEAN, <em>La chanson dans la culture italienne. Des origines populaires aux débuts du rock</em>, Paris, Honoré Champion Éditeur 1999.</p>
<p>(4) &#8211; <em>Cfr.</em> VECCHIONI ROBERTO, <em>op. cit.</em></p>
<p>(5) &#8211; <em>Ivi</em>, p. 5 del capitolo dedicato all’analisi delle canzoni.</p>
<p>(6) &#8211; GUICHARD JEAN, <em>Op. cit.</em>, p. 248.</p>
<p>(7) &#8211; VECCHIONI ROBERTO, <em>Op. cit.</em>, pp. 5-6 del capitolo dedicato all’analisi delle canzoni.</p>
<p>(8) &#8211; GUICHARD JEAN, <em>Op. cit.</em>, p. 248 (traduzione di Giuseppe Caggiani).<br />
<html><head><body><br /></body></head></html></body></head></html><!--:--></p>


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