Monthly Archive for luglio, 2007

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Bruce Springsteen al lavoro per un nuovo album

Il nuovo album di Bruce Springsteen è in lavorazione, e le registrazioni procedono bene. Lo ha affermato la moglie del Boss, Patti Scialfa, che è a Roma per presentare il suo disco solista “Play it as it lays”, in uscita il 31 agosto 2007. Senza sbilanciarsi sulla data di uscita del nuovo album del marito, ancora top secret, Patti Scialfa ha detto: “Bruce sta finendo il nuovo album con la E Street Band e anch’io sto partecipando alle session, stanno andando molto bene”.
La scorsa settimana Fox News ha anticipato una possibile data di uscita dell’album per il “tardo autunno”. L’informatissimo sito Backstreets, la fonte più affidabile per quanto riguarda Bruce Springsteen, pur ricordando che non ci sono né date ufficiali né certezze, si sbilancia, invece, pronosticando il 2 ottobre come data più probabile per l’uscita dell’album.

Affitta un artista tutto per te: dai Rolling Stones a Le Mani

Per quattro milioni di euro i Rolling Stones hanno suonato ad una festa privata della Deutsche Bank di fronte a 700 manager: è avvenuto lo scorso 12 luglio al Museo Nazionale d’Arte Catalana di Barcellona. Alla faccia dei veri fan, che si rodono il fegato, gli Stones si sono esibiti per circa ottanta minuti di fronte ad un pubblico sicuramente più composto di quello a cui sono abituati, pur togliendosi la soddisfazione – da buoni “maleducati” del rock – di fare commenti ironici sulla situazione. Mick Jagger non ha infatti esitato a dichiarare: “Chiaramente è un piacere stare qui con voi. La cosa più strana, poi, è che ci state pagando con le vostre gratifiche…”.
Una notizia simile (senza voler azzardare alcun tipo di paragone artistico) riguarda un gruppo italiano emergente, che sta avendo un certo successo soprattutto tra i più giovani. Sto parlando de Le Mani, band materana che, grazie ad un concorso organizzato da MTV ha suonato a casa di una fan. Video e foto dell’evento sono visibili sul sito di MTV.
Se vi piace il gruppo di Matera e vi siete persi la loro esibizione casalinga, andate pure a dare un’occhiata. A meno che, se proprio volete gli Stones, non abbiate quattro milioni di euro a portata… di mani!

L’Album è morto! Lunga vita all’Album!

Anche se l’industria del disco sta rovinando nella più grave crisi della sua storia, un articolo dell’edizione online di Rolling Stone ha lanciato ieri una provocazione tra i suoi lettori. L’idea alla base dell’articolo è che la tanto proclamata morte dell’album inteso come progetto unitario dell’artista sia stata abbondantemente esagerata. Per sostenere le sue idee, l’autore dell’articolo Kevin O’Donnell si serve di alcuni esempi:

1 – Il nuovo videogame Rock Band, che permetterà ai giocatori di creare band “virtuali” e suonare in modo facilitato su basi musicali, conterrà anche le basi di interi album, oltre a quelle di singole canzoni.
2 – Ultimamente sembra esserci una tendenza, da parte degli artisti, ad eseguire album interi durante i concerti. Basti pensare agli esempi di Roger Waters (”The dark side of the moon”), Lou Reed (”Berlin”) o dei Sonic Youth (”Daydream Nation”).
3 – Le ristampe stanno uscendo a prezzi ridicoli [in America, forse...].
4 – iTunes offre album interi a prezzi convenienti [anche su questo punto ci sarebbe da discutere...]

I commenti da parte dei lettori sembrano essere a favore dell’album, più che dei singoli brani in mp3 scaricati selvaggiamente, anche se non molti si pronunciano sulla verità o meno della presunta “rinascita” dell’album. C’è anche, comunque, chi sostiene che l’album è decisamente morto.
Qualcuno vuole dire la sua pure qui?

Il blog di Gianni Togni

Non ho mai prestato grande attenzione alla produzione di Gianni Togni, né quando aveva grande successo durante gli anni ‘80, né a maggior ragione ora che non gode più di molta considerazione da parte dei media. Dichiaro candidamente di non conoscere la sua produzione – se non giusto per alcuni dei suoi più grandi successi – e per quel pochissimo che ho potuto ascoltare delle sue nuove canzoni, attraverso i frammenti disponibili sul suo sito, posso dire che mi sembra che ci sia stata una certa evoluzione. Ammetto, comunque, di sapere ben poco di lui e della sua musica.
Dunque, perché ne parlo qui adesso? Il fatto è che attraverso imponderabili collegamenti da un sito all’altro sono finito sul suo blog, dove ho trovato una serie di post sui mali della discografia nei confronti della musica, degli ascoltatori e, sostanzialmente, di sé stessa. Il punto di vista di Gianni Togni e del suo staff è molto interessante e merita una segnalazione, perché racconta dall’”interno” tutto il marcio che c’é dietro ad una logica puramente commerciale di prodotti che, in realtà, sono (o dovrebbero essere) artistici. Basti pensare al decadimento della qualità, al rifiuto delle potenzalità di internet, al rapporto perverso con le radio per rendersi conto di come chi detiene il mercato della musica a livello globale (perché di major si sta parlando, sostanzialmente) non abbia fatto altro che impoverire oltre ogni limite l’arte musicale, pagandone alla fin fine le dolorose conseguenze.
L’autoproduzione è dunque l’unica strada percorribile per chi, come Gianni Togni, non vuole scendere a compromessi o è stato categorizzato a priori, per chissà quale oscuro motivo di marketing, come “non vendibile”. Coraggio!

Intervista ai Tenores di Bitti “Mialinu Pira”

Ieri sera ho assistito ad un concerto dei Tenores di Bitti “Mialinu Pira”, che hanno eseguito con la tipica polivocalità del canto a tenore alcune musiche tradizionali della Sardegna, sia sacre che profane. Il concerto, organizzato dal Festival Duni e dalla Polifonica Materana “Pierluigi da Palestrina”, si è tenuto a Matera nel suggestivo chiostro de “Le Monacelle“.
Prima di invitarvi all’ascolto dell’intervista ai Tenores, vorrei fornire alcune informazioni su questo stile vocale così particolare facendo uso delle parole di un mio illustre maestro, l’etnomusicologo Roberto Leydi. A proposito del canto a tenore della Barbagia, ognuno dei quattro cantori che formano il complesso polivocale viene descritto per il suo ruolo: «Il primo di essi, sa boghe, [...] declama e canta le sillabe con uno stile di emissione di voce “tremolato”, si tratta di una “declamazione sillabica”. [...] Non appena l’”esposizione” del canto è terminata – e la sua durata è legata al testo verbale, al suo significato e all’emozione provata – il primo cantore tace e sulla sua ultima nota intervengono le altre tre voci. Di queste, la prima è di registro basso, ed il cantore è infatti definito su bassu: egli emette una voce di gola, rauca e cavernosa, dal timbro metallico, dal suono duro, continuo, una successione di note rapide e violente, che fa di base agli altri due cantori. Questi, sa mesa boghe e sa contra, emettono un’altra serie di suoni che si configurano in un rapporto armonico con la voce del su bassu, un rapporto di terza-quinta o di quarta-sesta. [...] Le tre voci non ripetono nessuna parola declamata dalla boghe, ma fondano il loro blocco ritmico sulla scansione di alcune combinazioni sillabiche tradizionali: “ba-ri-llà”, “bim-ba-rà”, “bim-bo-rò”, ecc. Conclusasi questa parte ritmica, la voce sola riprende la sua declamazione sillabica, per essere nuovamente interrotta dalle tre voci, e così di seguito» (1).
Nell’intervista, anticipata e seguita da brevi esempi musicali, intervengono, nell’ordine: Omar Bandinu (bassu), Marco Serra (contra), Dino Ruiu (oche e mesu oche) e Bachisio Pira (oche e mesu oche). I nomi in dialetto delle voci sono leggermente diversi da quelli già citati perché Leydi si riferiva a quelli in uso ad Orgosolo.
Per l’ascolto del podcast, come di consueto, basta premere “play” sul lettore multimediale alla fine di questo testo.

(1) – LEYDI ROBERTO, libretto allegato al disco Italia vol.1. I balli, gli strumenti, i canti religiosi , Albatros VPA 8082, 1970, p. 10.

 
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Maria Rita

In questi giorni sto ascoltando molta musica brasiliana, e in particolare una cantante che purtroppo in Italia non è molto conosciuta (dubito persino che sia distribuita), se non dagli appassionati del genere. Il suo nome è Maria Rita, è figlia della grande Elis Regina, ed è molto famosa in Brasile e nei paesi di lingua portoghese. Io l’ho scoperta appunto durante la mia permanenza in Portogallo, due anni fa, dove la musica brasiliana ha ovviamente grande seguito.
Maria Rita si inserisce nel filone della canzone d’autore brasiliana (interpretando, tra gli altri, brani di Milton Nascimento, Chico Buarque, e di suo padre Cesar Camargo Mariano), e veste le sue canzoni di arrangiamenti impeccabili suonati da ottimi musicisti. L’espressività della sua voce completa la magia della musica che ne esce fuori: una musica fresca, appassionatamente gioiosa.
Chi volesse approfondire la conoscenza di questa grande cantante può farlo agevolmente attraverso internet: suggerirei, per cominciare, una ricerca per “Maria Rita” su YouTube (sono imperdibili, a mio parere, “Muito pouco“, “A festa“, “Pagu” e il video, molto simpatico, di “Cara valente“). Se si vuole anche scaricare qualche mp3, lo si può fare dalle varie pagine a lei dedicate su MySpace (nessuna di queste sembra essere ufficiale, comunque vale la pena dare un’occhiata qui, qui, o qui), mentre tra i vari siti consiglierei MariaRitaMariano.net, perlomeno fino a quando il sito ufficiale non tornerà nuovamente disponibile; è in preparazione infatti la nuova versione, in vista dell’uscita ormai prossima del terzo album. Da acquistare purtroppo di importazione, magari online.

La “Banda Larga” di Gilberto Gil, aperta alle nuove tecnologie

Il tour europeo “Banda Larga” di Gilberto Gil sta toccando in questi giorni l’Italia (dopo Palermo e Taormina, sarà il 15 luglio a Perugia – ad Umbria Jazz, con Carlinhos Brown – e il 27 a Milano). La cosa interessante, oltre alla possibilità di poter ascoltare dal vivo un grande della musica brasiliana, è che chiunque lo voglia è autorizzato a fotografare, registrare e riprendere in video tutto ciò che lo spettacolo propone. Una rivoluzione, se si pensa alle restrizioni che normalmente sono in vigore ai concerti. Inoltre, Gilberto Gil invita a rendere disponibile su internet il materiale prodotto, in barba a chi si ostina a voler vedere nella musica diffusa in rete un grande pericolo. All’età di 65 anni il grande artista brasiliano (che dal 2003 è anche Ministro della Cultura nel suo Paese) sembra aver capito molto meglio delle major dell’industria musicale cos’è che la gente veramente vuole, e la asseconda piuttosto che imporle anacronistici divieti.
Coerentemente con quest’ottica (da cui deriva anche il nome del tour “Banda Larga”, appunto) nel suo sito si trova moltissimo materiale prodotto sia dal suo staff (che riprende alcuni momenti del backstage) che dal pubblico. Addirittura, su YouTube si può trovare un video in cui Gilberto Gil suona la sua nuova canzone “Banda larga cordel” in anteprima per un ristretto gruppo di amici. Questa prima esecuzione del pezzo è stata filmata col telefonino dal regista Andrucha Waddington, presente alla informale riunione, ed è perfettamente in sintonia con lo spirito della canzone, che parla proprio delle enormi possibilità che la rete offre alla diffusione della musica.
Una versione arrangiata in studio è stata resa disponibile dalla figlia Preta Gil, che facendo gli auguri al padre dal portale internet Ego rende noto il link da cui scaricare la canzone. Personalmente preferisco la versione casalinga, ma è indubbiamente questa la strada che gli artisti e le major dovrebbero imboccare. Gilberto Gil, sia come artista che come politico, sta agendo in questa direzione. Gli altri, che aspettano?

Se Keith Jarrett fa i capricci…

È raro che un artista non abbia rispetto per il suo pubblico, quantomeno platealmente (dei pensieri intimi non si può sapere). Eppure, qualche giorno fa, Keith Jarrett ad Umbria Jazz l’ha fatta davvero grossa. Non si può, in pubblico, definire “dannata” la città che ti ospita per suonare. Nemmeno se sei Keith Jarret.
Proprio giorni fa, a proposito di un concerto di Sergio Caputo, mi lamentavo, invece, della maleducazione del pubblico, piuttosto distratto e rumoroso in quell’occasione. In un caso del genere, comunque, il pubblico manifesta semplicemente una scarsa partecipazione all’evento. Se l’artista non riesce ad essere coinvolgente (per qualsiasi ragione), il pubblico può benissimo esercitare il suo diritto di critica anche fischiandolo. Dopotutto, in molti casi, avrà pagato anche un biglietto… A proposito di jazz e di contestazioni da parte del pubblico, come possono non venire alla mente i pesanti dissensi (chiamiamoli così…) che Ornette Coleman subì negli anni ‘60? Coleman venne anche picchiato per il tipo di musica che faceva! Però, l’artista aveva il suo progetto e l’ha portato avanti coraggiosamente. La storia, poi, gli ha dato ragione.
Keith Jarrett, invece, insulta il suo pubblico. In questi giorni se ne è parlato molto; incuriosito dalla notizia ho fatto una piccola ricerca su internet e vorrei dunque segnalare le cose che mi hanno colpito di più in proposito. La discussione più animata si trova su un sito dei fan di Jarrett, nei commenti ad un articolo di Franco Fayenz, che il sito riporta. Tra i partecipanti alla discussione c’è anche chi dichiara che “se un giorno deciderà di fare la cacca nel pianoforte io lo applaudirò“. De gustibus… La dichiarazione di un pianista ora molto in voga, Giovanni Allevi, è invece completamente discordante, e la notizia mi solleva un po’.
Alla fine, sembra che Jarrett abbia chiesto scusa, attraverso il suo manager. Però, la sera dopo di lui, ad Umbria Jazz ha suonato Ornette Coleman che, oltre ad essersi esibito in un meraviglioso concerto, alla fine si è concesso ad un ampio abbraccio con il pubblico. Nonostante le botte ricevute molti anni prima…

A Laura Pausini il “Premio Lunezia nel Mondo 2007″

Il Premio Lunezia ha comunicato i nomi degli artisti che riceveranno un riconoscimento per il valore musical-letterario delle loro canzoni e che si esibiranno tra il 18 e il 21 luglio a Massa e ad Aulla. Tra i premiati spicca il nome di Laura Pausini, che ha vinto nella categoria “Lunezia nel Mondo” inaugurata quest’anno.
Gli altri premiati sono Fabrizio Moro (Lunezia Nuove Stelle), gli Avion Travel (Lunezia Elite), Francesco Baccini (Menzione speciale per l’album ”Dalla parte di Caino”), Fabio Concato (Pop d’Autore), Grazia di Michele (Menzione speciale per l’album ”Respiro”), Nek (Poesia del Rock), New Trolls (Lunezia Antologia), Marco Ongaro (Lunezia DOC), Gatto Panceri (Menzione speciale per il brano ”Abita in te”), Ron (Menzione speciale per il brano ”Vorrei incontrarti fra cent’anni”), Antonella Ruggiero (Lunezia per Sanremo), Gianmaria Testa (Lunezia della Critica).
Il Premio Lunezia, giunto alla dodicesima edizione, devolverà gli incassi delle serate a Telethon, per la ricerca contro le malattie genetiche. La serata conclusiva ad Aulla sarà condotta da Fabrizio Frizzi, che anche lo scorso anno aveva presentato la manifestazione.
Per quello che riguarda la sezione dei giovani autori, invece, ecco i nomi dei diciassette finalisti: Iole Cerminara (Potenza), Marco Fontana (Firenze), Celeste Gaia (Voghera – PV), Glauco Lancellotti (Chieri – TO), Stefano Marelli (Cagliari), Domenico Protino (Brindisi), Maria Laura Tessarin (Rovigo), Fulvio Anelli BAND (Brescia), Sin-è (Roma), Mexcal (Desenzano del Garda – BS), Ultima (Pavia), Carla Blasetti (Roma), Margherita Cordova (Pescara), Martino Giorgini (Marradi – FI), Alessandro Hellmann (Roma), Rocco Iocolo (Rodi Garganico – FG), Paola Sabbatani (Forlì).

Ernesto Assante e Gino Castaldo in podcast

Si possono trovare fianco a fianco tra le colonne de La Repubblica, gomito a gomito come co-autori di libri, ed ora anche in un mix di voci e musica su un nuovo podcast in rete da ieri. Sto parlando di Ernesto Assante e Gino Castaldo, colleghi ormai inseparabili su tutti i fronti, ora anche su internet.
Nel suo blog, Ernesto Assante ha scritto ieri un post che annuncia l’”inizio delle trasmissioni” per un podcast che avrà cadenza settimanale (ma che diventerà un appuntamento fisso solo da dopo l’estate), in cui i due stimati critici musicali presentano alcune canzoni, commentandole a due voci. Il primo episodio ha un’impostazione abbastanza rock, visto che presenta brani di Jeff Buckley, Jack Johnson, White Stripes, Aqualung e Manu Chao.
Non male, come primo esperimento. Risulta anche curioso sentire le voci di questi due personaggi, quando invece si è abituati a leggerli. Vedremo cosa proporranno in seguito, ma la selezione musicale è sicuramente interessante, gradevole, anche se non particolarmente impegnativa (anche i podcast hanno bisogno di audience…). In ogni caso, il loro progetto mi sembra che abbia un senso: gli ascolti proposti hanno una loro coerenza e i loro commenti sono comunque interessanti. Vogliamo scommettere che tra un po’ li troveremo insieme anche come DJ in qualche radio?

NB – il link del podcast, sul blog di Assante, si trova nella parte destra dello schermo, lì dove c’è l’omino con quella sorta di aureola sonora viola. Lo dico perché all’inizio ho avuto qualche difficoltà a trovarlo…